Enrico Steidler
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Marotta contro Lotito, l’eterna lotta fra zuppa e pan bagnato

Lotitogate: il dg della Juventus invoca l'intervento della politica ("Accentrare troppo potere nelle mani di una sola persona è pericoloso") e abbassa ulteriormente il livello del conflitto. Ora ci manca solo la commissione d'inchiesta parlamentare e poi "sorrideranno di noi" anche dalle altre galassie

Marotta contro Lotito, l’eterna lotta fra zuppa e pan bagnato
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Lotitogate, riassunto delle puntate precedenti. L’imperatore Claudio si fa incastrare (questo il suo vero torto secondo Antonio Padellaro del Fatto Quotidiano, che ironizza citando Molière: “La colpa sta nel dare pubblico scandalo, peccare in silenzio non è peccare”) come un Moggi qualunque da un gomblottista qualunque – tale Pino Iodice da Ischia – e finisce alla gogna per aver detto cose largamente condivise nell’Olimpo pallonaro: significativo, in tal senso, il silenzio assordante di quasi tutti i club di Serie A, rotto solo dai rimproveri del trio Pallotta-Baldissoni-Della Valle e dagli scodinzolii di Galliani. Come da copione, il boss “tentacolato” (presidente della Lazio, co-proprietario della Salernitana, consigliere federale per la Lega di Serie A e Grande Elettore di Tavecchio) reagisce dipingendosi come l’uomo della provvidenza che lavora anche di notte per il bene della nazione e poi contrattacca schizzando veleno – “Iodice? Ma avete visto il suo curriculum? Andate a vedere il suo curriculum e ne riparliamo” – e querelando il protagonista della “subdola manovra”.

Claudio Lotito

Claudio Lotito

PIATTO RICCO MI CI FICCOToh, guarda qui: finalmente delle “intercettazioni favorevoli… si sono quindi detti dalle parti di Casa Agnelliraptor, da sempre ostile al potere che sta in mani altrui e ora più che mai desiderosa di riconquistarlo. Quando mai ci ricapiterà un’occasione così propizia per rovesciare il tiranno e prendere il suo posto? E così, col terreno già spianato dai media-vassalli, il fido scudiero del Principe è andato alla guerra armato fino ai denti. Per il bene della nazione anche lui, naturalmente. “E’ uno scenario inquietante – ha dichiarato ieri sera Giuseppe Marotta commentando le parole di chi lo insolentì ironizzando sciaguratamente sul suo strabismo – dove il rispetto non esiste più. Si parla poco di calcio, mi sembra di essere tornato al Medioevo, più precisamente al feudalesimo, dove c’erano feudatari, vassalli e valvassori. Noi non condividiamo questo sistema, per nulla”.

SIA FATTA LA NOSTRA VOLONTA’“Il nostro presidente – ha aggiunto Marotta parlando ai microfoni di Sky Sport – in tempi non sospetti è stato uno degli estensori del progetto di riforma da consegnare al presidente federale. Noi riteniamo inadeguati i vertici societari. Penso a Tavecchio, ma penso che, come detto a settembre, accentrare troppo i poteri nelle mani di una sola persona, Lotito nello specifico, sia pericoloso. Il modo con cui sono emerse certe dichiarazioni va biasimato – sottolinea il dg bianconero prima di assestare il colpo sospirato da mesi – ma ci sono concetti espliciti sui quali non siamo d’accordo: dire che Beretta non conta nulla, che Abodi è un cretino. Sono esternazioni molto gravi per un consigliere federale. La riforma va fatta, ma noi non condividiamo il modus operandi, non siamo contenti e fautori delle persone che la stanno portando avanti”.

DALLI AL MILLANTATORE “La Juve è un voto in assemblea, dobbiamo accettare la democrazia“, prosegue Marotta celando a stento il disappunto. “Noi siamo pronti a battagliare, però contro i mulini a vento è difficile farlo. Dall’interno un cambiamento lo reputo impossibile, serve forse un intervento esterno. All’estero sorridono di noi per questo scenario inquietante, per la mancanza di etica. Non credo che Lotito sia in grado di alterare i campionati – chiosa il cavaliere Drugo rimestando lo spadone nel corpo del marrano – Millanta molto, non è così potente, ma le società minori possono sentirsi più in tensione”.

Lotitogate, morale della favola dopo l’ultima puntata. Prendete il sottosegretario “sbianchettatore” Graziano Delrio e il suo monito da brivido (“Il calcio deve cambiare”), poi sommatelo all’invocazione di Marotta (“Serve un intervento esterno da parte del governo”) e infine tirate la somma. Risultato: non cambierà nulla (la matematica, almeno lei, non mente), tranne forse una cosa: se non friggerà in padella, il calcio italiano creperà nella brace.

Enrico Steidler

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