Antonio Casu
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Il filo sottile che unisce Il Volo e Mattarella

L'Italia è, ancora una volta, tradizionalista e democristiana

Il filo sottile che unisce Il Volo e Mattarella
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I trending topics italiani delle ultime settimane sono stati principalmente due: il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la 65esima edizione di Sanremo, vinta dal trio Il Volo. Fin qui tutto ordinario, ma se si pensa che i due fenomeni sono uniti da un filo sottile, le considerazioni che se ne possono trarre sono meno banali. Un trio di ragazzini dal successo annunciato ed un austero settantenne democristiano sono due facce della stessa medaglia. Quale? L’Italia e le sue tradizioni, impossibili da scardinare o rinnovare. Si possono al massimo ristrutturare.

Il Volo vince la 65esima edizione del festival di Sanremo

Il Volo vince la 65esima edizione del festival di Sanremo

CLAUDIO VILLA NON È MORTO…Un Volo verso il cambiamento? No, verso l’anima più intima dell’Italia. Il trio di tenori (o presunti tali) che ha sbancato Sanremo rappresentano perfettamente lo spirito con il quale Carlo Conti ha impostato il suo festival. Facce pulite lontane dalla quotidianità del nostro Paese, un motivetto facile da ascoltare (ma impossibile da vendere alle radio) fondato sulla solita parola chiave, “amore”. La musica italiana non ha niente di nuovo da dire, quantomeno all’Ariston. La classicità de Il Volo, travestita da un velo instabile di modernità, stona con le esigenze dell’universo musicale di oggi. Eppure a Sanremo è vincente. Il Volo ristruttura la poetica di Claudio Villa e la ripropone attraverso una debole chiave pop. Nessuna destrutturazione in cinquant’anni: all’Italia di Sanremo piace Il Volo.

… E NEANCHE LA DEMOCRAZIA CRISTIANANella musica come nella politica, è importante partire dalle tradizioni e arrivare alle stesse. Nessuna voce fuori dal coro e, quando c’è, è sempre dietro l’angolo una restaurazione da ancien regime. L’elezione di Sergio Mattarella ne è un chiaro esempio. Vent’anni di berlusconismo hanno portato ad una rivoluzione senza capo né coda, capace di creare il fenomeno Renzi (rottamazione della seconda Repubblica per poi tornare alla prima) ed impedire all’Italia di rinnovarsi ed evolversi. Mattarella in sé non è un problema, ma ciò che rappresenta sì. Pretendere di cambiare l’Italia attraverso un’icona del partito che ha guidato il Paese per quarant’anni è utopico, a tratti folle. L’Italia di Mattarella è rassicurante e ancorata ai valori della Chiesa, tradizionalista e vincolata ad una cartolina in bianco e nero. Un po’ come il saluto de Il Volo da Sanremo. La carta d’identità non c’entra nulla né con Mattarella (un ultrasettantenne è stato capace di rinnovare persino il Vaticano) né con Il Volo (tre ventenni che sarebbero stati grandi anche negli anni Sessanta). Normalmente, la crisi generale di un Paese si supera percorrendo due strade: quella della rivoluzione o quella della restaurazione. L’Italia, con scarso coraggio, ha scelto la seconda. Ancora una volta. Altro che grande amore

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