Matteo Masum
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La Merkel del calcio italiano: il padrone Lotito ed il capitalismo “bellezza”

Lavoro, fatica e sudore sacrificati sull'altare del profitto

La Merkel del calcio italiano: il padrone Lotito ed il capitalismo “bellezza”
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James Pallotta, presidente della Roma

James Pallotta, presidente della Roma

Il dialogo tra Lotito ed il D.g. dell’Ischia Iodice, che quest’ultimo ha registrato e poi fatto ascoltare a Repubblica, ha suscitato un clamore assolutamente giustificato. Tra le prese di posizione dei vari presidente degli organi istituzionali, da Tavecchio a Malagò passando per Beretta (con un intervento anche del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio) particolarmente duro è stato il commento da parte di James Pallotta, presidente della Roma, il quale ha attribuito a Lotito l’arretratezza del calcio italiano. Difficile dargli torto.

POVERO CARPI- Una piccola realtà del nostro calcio, con pieno merito sportivo, sta tentando di raggiungere la Serie A. Si tratta del Carpi, che in Serie B ha sorpreso tutti, disputando una grande stagione che potrebbe condurla alla prima storica promozione nella massima serie. Questa favola dovrebbe rappresentare uno spot per il calcio, non soltanto italiano. E’ una storia atavica, un filo rosso della storia, uno schema che si ripete nei millenni, quello del giovane che ne sa più dell’adulto (Davide contro Golia, Gesù che insegna ai dottori del tempio, il dialogo fra il Re e Bertoldo e via dicendo). Il Carpi è vicino, molto vicino a concretizzarla. Tuttavia, tutto ciò non piace al padrone del calcio italiano, quel Claudio Lotito che ha messo le mani in tutte le faccende riguardanti lo sport più popolare nel nostro paese, trasformandolo in un’azienda per fare soldi. Il Carpi non va bene, è sconosciuto al mondo. E nemmeno il Frosinone (forse teme che faccia ombra allo stadio a Valmontone?).

AZIENDA CALCIO- La visione dell’imprenditore sta rendendo sempre di più il calcio alla stregua di una qualunque società per azioni. Conta il guadagno, l’accumulazione del profitto, scopo unico e assolutizzato del capitalismo. Non il merito, non il sudore e la fatica, ma la possibilità di incrementare gli introiti deve essere, nell’ottica di Lotito, il solo criterio valido per muovere le pedine all’interno del nostro calcio. Un calcio che, già devastato dagli scandali, dalla crisi oggettiva del movimento, non aveva bisogno certo del padrone Lotito, specchio perfetto della ferocia con cui il neoliberismo ha messo in ginocchio l’Europa. Il calcio italiano è indietro perchè si sta preferendo il profitto al lavoro. Lotito è la Merkel del calcio italiano.

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