Modestino Picariello
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Caso Parma: sotto il presidente, niente!

Nessuna società italiana è capace di finanziarsi da sola: basta che un presidente smetta di spendere e fallisce tutto. Ecco il caso Parma

Caso Parma: sotto il presidente, niente!
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Spesso e volentieri in questa over ci siamo dedicati a smascherare le frasi fatte del calcio; il caso Parma ci offre la possibilità di contestarne un’altra. Ebbene, fatevi forza: il “giocattolo perfetto” non è mai esistito. Buona lettura.

 

Antonio Cassano non è più un calciatore del Parma

Antonio Cassano non è più un calciatore del Parma

BASTA UN POCO DI MORA ED IL PARMA VA GIU’… – Si può in meno di un mese affossare una squadra che andava benissimo, con un allenatore più che valido ed un campione ritrovato come stella? Certo, basta non pagare gli stipendi! MA la velocità ed il senso di impotenza con cui questo è avvenuto non lasciano affatto ben sperare per il calcio italiano. I fatti: nella scorsa stagione il Parma arriva in posizioni da Europa League, ma la Uefa gli nega la partecipazione per il ritardo nel pagamento di alcune pendenze economiche; in EL ci va il Torino. Da quel momento, il presidente (ora ex) Ghirardi smette di pagare gli stipendi e le conseguenze sono note: ultimissimo posto in classifica, fuga di molti giocatori Cassano in primis e caos societario che continua ancora adesso

LA QUALITA’ E’ NULLA SENZA CONTROLLO – Ma su quest’ultimo punto c’è qualcosa da dire. Allora: Ghirardi, che aveva già rassegnato le dimissioni dopo la mancata EL, cede le sue quote ad una fantomatica cordata russo-cipriota, con a capo non Robert Taci, come è stato troppo spesso detto, ma un pool di uomini, una holding con un captale sociale da appena 3000 euro) rimasti nell’anonimato il cui rappresentante e presidente del Parma, Emir Kodra, ha il pregio-difetto di essere un uomo di Taci. Tante promesse, tante speranze (“eravamo vicinissimi a prendere Balotelli”, la frase che ha di fatto stizzito Cassano, che non vedeva pagati gli stipendi), ma soldi zero, ed adesso nuovo giro di giostra. Ultime novità di ieri: “Collecchio 6 febbraio 2015 – Parma Fc comunica che in data odierna è stato ceduto il pacchetto di maggioranza di Eventi Sportivi Spa, società controllante il club. Il manager di riferimento nominato dalla nuova proprietà è Fiorenzo Alborghetti che con Pietro Leonardi gestirà tutte le procedure per la formazione dei nuovi CdA. I dettagli sulla nuova proprietà Parma Fc saranno diffusi nei prossimi giorni.”. Tradotto: la holding russo-cipriota passa la mano e chi s’è visto s’è visto. Ma nessuno l’ha controllata prima che arrivasse qui?

L’ERBA DEL VICINO… E’ UN GIARDINO ALL’INGLESE! – Risposta: no! Controdomanda: ma come si fa a controllare la serietà di una società? Controrisposta: come fanno in Inghilterra, dove Cellino (chissà perché) è stato squalificato e costretto a dimettersi da presidente del Leeds United per il semplice motivo che lì chi sbaglia paga. Da noi dovrebbe pensarci la FIGC, ma Beretta è colpevole convinto ma con alibi. Se dietro i presidenti di ogni singola squadra c’è il vuoto pneumatico degli investitori è ovvio che al primo che arriva facciamo ponti d’oro sorvolando sulla stabilità. E finisce come a Parma, la cui situazione è pronta a gettare fango sull’intera serie A: se non venissero pagate le scadenze alla data dell’ultimatum deciso dai calciatori, c’è la clausola di svincolo per tutti, l’unica scelta, per i ducali, di giocare con le giovanili e di falsare definitivamente un campionato già martoriato. Anche perché, se pure restasse qualcuno in serie A, immaginate la tentazione di falsare una partita dopo che non vedi uno stipendio da sei mesi. La notizia è che il giocattolo s’è rotto? No, la notizia è che quel giocattolo non è mai esistito, con buona pace di tutti, in primis dei tifosi

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