Enrico Steidler
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Povera Italy: chi non dice “Big Snow” non è figlio di Maraiah

Previsto per domani l'arrivo di una botta di freddo da paura, ma se dite "Big Snow" è molto più "cool"

Povera Italy: chi non dice “Big Snow” non è figlio di Maraiah
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Cara, hai sentito le news? Domani arriva “Big Snow” e ci rovinerà tutto il weekend!… Che hai detto? Sono in chat sullo smart!… Ho detto che domani nevicherà a go-go!… Nooo!! Proprio domani che dovevamo andare all’outlet!… No problem! Dicono che nevicherà random, un po’ qua e un po’ là, e che ci saranno vaste No Snow Zone… E allora? Con la sfiga che abbiamo andrà a monte anche il party di venerdì, vedrai… Su, dai, take it easy!…Hai voglia di fare un break?… Beh, se mi dai un input… Ok baby: il mio nick è “Problem Solving”… Parliamone, sono tutta on line… Vieni qui, dai! I have a dream!… No, piano! Non così! Ma perchè vai sempre subito al target? Non sai cosa vuol dire step by step?…

Piccoli bagoong crescono...

Piccoli bagoong crescono…

COME FARSI UNA LINGUADOGGY STYLE” – Ecco. Quando i meravigliosi versi di Francesco Petrarca Italia mia, benchè ‘l parlar sia indarno…” verranno tradotti più o meno così (“Italia mia, anche se chattarne è da nerd…”), e cioè fra qualche anno, il dialogo di cui sopra sarà la media di quel che resta della lingua di Dante, brandello più, brandello meno. Così va il mondo, verrebbe da dire, ma in realtà non è vero: così va solo in Italia, infatti, il Paese dei bagonghi che hanno deciso di diventare bagoong. Dalle altre parti, vedi ad esempio in Francia, la presenza di un popolo vero basta e avanza per preservare la lingua dalle infiltrazioni della cultura dominante. Questione di identità nazionale, naturalmente (che limita al minimo indispensabile il ricorso a vocaboli esotici), e di legittimo orgoglio. Da noi, invece, questi meravigliosi anticorpi, questi argini solidi e preziosi non esistono e non sono mai esistiti: prendete il primo “invasore” che passa, e il bagoong scimmiotterà la sua lingua.

E così, mentre ci aggiriamo attoniti fra nugoli di turnover e top player, Maicol e Amalfitanò (la storpiatura esterofila di cognomi italiani è la faccia ancor più brutta della stessa medaglia), la nostra lingua va miseramente in default e viene sacrificata sull’altare del fashion come se fosse un optional un po’ ingombrante e troppo vintage. E se arriva una perturbescion, sia chiaro, che non vi passi per la mente di ribattezzarla “Grande Neve” o “Giuditta”. No! Non sia mai, please. “Big Snow”, of course, oppure “Samantha”, tenendo presente che l’acca è un must.

Curioso, in fondo, ma anche no, che siano proprio i bagoong gli europei che parlano peggio in inglese. Mai stati a Londra? Mai viste quelle strane creature in preda al panico che si esprimono a gesti e mugolii? Beh, non è un caso: è il giusto castigo.

Enrico Steidler

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