Orazio Rotunno
No Comments

Totti e Di Natale, l’effetto boomerang di una leggenda

Il mercato uscente ha sancito il successo dei "vecchietti" in nome di un progetto lungimirante: a giugno il tempo presenterà il conto

Totti e Di Natale, l’effetto boomerang di una leggenda
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Totti e Di Natale, 39 e 38 anni in questa stagione, il primo con un anno ancora di contratto e l’altro invece che dovrebbe rinnovare. O doveva, è ormai più giusto dire. Due leggende per i propri club, due pesi enormi sull’ambiente romano e di un’intera ragione: il primo è talmente ingombrante che al di là delle prestazioni, spesso deludenti quest’anno, ha “costretto” la Roma a privarsi di quello che ad oggi è il miglior attaccante italiano in prospettiva. Il secondo invece continua a segnare, vicino nuovamente alla doppia cifra e con gli stessi gol di Callejon, tanto per intenderci: ma a giugno lascerà Udine e l’Italia, la Mls lo aspetta. E nel frattempo hanno scaricato Muriel…

Non vorremmo essere al post di Baldissoni e Sabatini, o dei Pozzo alla stessa maniera: liberarsi di un totem è cosa complicatissima, occorre muoversi con immensa cautela per non correre il rischio di mettersi contro un’intera tifoseria. Quello che è accaduto fra Agnelli e gli juventini col caso Del Piero, tanto per citare un esempio, con la fortuna del giovane Presidente di aver avuto i numerosi successi dalla sua parte a “celare” i numerosi malcontenti. Per Totti, la Roma ha scarificato Destro ed anni futuri garantii da uno dei migliori bomber sul panorama italiano e non, accontentandosi del 28enne Doumbia che, così come Destro, ammirerà a lungo il Pupone dalla calda panchina. Ne è valsa la pena? Rudi Garcia che ruolo ha avuto in questa scelta è difficile stabilirlo, a questo punto solo Francesco Totti può levare tutti dall’imbarazzo delle scelte future di mercato, accettando un ruolo part-time prendendo coscienza degli anni che passano e di limiti fisici oramai evidenti. Non facile, dopo 20 anni da mito assoluto, ma qualità tipica dei fuoriclasse è (o dovrebbe essere) propri l’umiltà di capire che esiste un momento per ogni cosa. In nome di Di Natale invece, l’Udinese ha sacrificato Muriel: uno che avrebbe tutte le qualità per diventare un fuoriclasse di livello mondiale, spesso però sovrappeso ed infortunato. La presenza del napoletano non ha mai permesso al 23enne di spiccare il volo con continuità, ma l’incasso di 12 milioni per uno che ha segnato 2 gol negli ultimi 12 mesi la dice lunga sulle potenzialità di uno che però, tra 1 anno o 2 e senza Totò, avrebbe tranquillamente potuto portare gli stessi milioni di Sanchez e tanti altri. Di Natale avrebbe gradito certezze circa un suo ruolo da dirigente post-calciatore, garanzie non ricevute e per questo sembra ormai certo il suo addio a fine anno. Propri lui, la bandiera di questi ultimi 10 anni in Friuli, non giocherà nel nuovo stadio dell’Udinese, un grande peccato. Ma anche qui la domanda sorge spontanea: valeva la pena sacrificare Muriel?

Totti e Di Natale sono agli sgoccioli della loro immensa carriera, le società anche nell’ultima sessione di mercato hanno assecondato la loro ingombrante presenza in nome di una pacifica convivenza con le rispettive tifoserie. Se la scelta è stata giusta, come sempre, sarà il tempo a dirlo. 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *