Elisa Belotti
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Still Alice: il film sull’Alzheimer che dimenticherete facilmente

Candidata all’Oscar una magistrale Julianne Moore in un film che non vale l’interpretazione

Still Alice: il film sull’Alzheimer che dimenticherete facilmente
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QUANDO UNO SMETTE DI RICORDARE- Alice Howland insegna Linguistica alla Columbia University. Alice non è solo una bella e brava insegnante realizzata professionalmente, anche a livello famigliare va tutto a gonfie vele. È sposata con un collega (professore di chimica) e ha tre figli belli e in gamba: Anna, Tom e Lydia. Alice è una donna di cinquant’anni: non più una ragazza, ma nemmeno un’anziana. Una donna nel pieno del suo esser donna. E cosa potrà mai succedere a una donna di cinquant’anni? Tante cose, chiaramente. Ma chi se l’aspetterebbe una diagnosi di Alzheimer? Alice comincia a non ricordare alcune parole (mannaggia, proprio lei che alla comunicazione ha sempre dato tanto importanza!), a ritrovarsi in alcuni luoghi senza avere la più pallida idea di dove sia e così si sottopone a un controllo specialistico. Lì, l’inaspettata e tremenda diagnosi: il morbo di Alzheimer. Questa patologia non è poi rarissima, ma, statisticamente, si manifesta una volta superati i sessantacinque anni di età. Cosa ancor più tragica: la forma di Alzheimer di cui Alice è vittima è ereditaria: i tre figli ne saranno affetti? Questo è ciò di cui parla il romanzo Perdersi della neuro scienziata Lisa Genova. Ma del film di Richard Glatzer e Wash Westmoreland non resta niente, se non le belle interpretazioni (senza le quali la pellicola sarebbe stata da buttare!). Julianne Moore si è aggiudicata la nomination agli Oscar per la sua Alice ed è meritevolissima della nomina. Ma, in piena coerenza con il tema affrontato, il film non ve lo ricorderete! Non si tratta dell’assenza di sentimentalismo: la verità è che non è un film asciutto, ma asettico. Sfugge la meta: non emoziona, non informa, non racconta (non più di quanto uno si possa immaginare leggendo questa trama). Il dramma c’è (e con un tema del genere come potrebbe non esserci?) ma non lo si sente davvero. Il finale, poi (niente spoiler, crediamo nell’undicesimo comandamento!) sembra “buttato lì”, così, tanto perché “certe” parole, vanno sempre dette in “certi” film. Mah!

Kristen Stewart e Julianne Moore in Still Alie

Kristen Stewart e Julianne Moore in Still Alie

PERDERSI- Salviamo il salvabile. Perdersi (il titolo del romanzo cui il film è tratto) è un bel titolo e pone l’attenzione su un aspetto che è espresso, ma poco sentito nel film. La professoressa Howland si perde nel campus universitario mentre fa jogging, ma quella è forse l’accezione meno grave del suo “perdersi”. Alice si ritrova a dover fare un discorso davanti a un gruppo di malati di Alzheimer e lo conclude così: Perché niente è perso per sempre, in questo mondo c’e una sorta di progredire doloroso: desideriamo ciò che abbiamo lasciato indietro, e sogniamo ciò che è avanti. O almeno credo che sia così!” ed è questo il punto su cui avrebbero dovuto insistere maggiormente (o solo diversamente) i registi e sul quale cercheremo di insistere noi. Sì, Alice si perde. Si perde fino al punto di perdere quello che aveva programmato di non perdere, ma lo spettatore non empatizza quanto dovrebbe. Sull’importanza dell’oblio (del dimenticatoio, come si dice ai bambini) sono stati fatti tanti studi. Dimenticare è necessario. Dimenticare troppo è doloroso, frustrante: una tragedia. Forse è un dramma che mai sapremo comprendere bene, se non ci toccherà personalmente. Quello che uno spettatore, posto di fronte a un film del genere, dovrebbe chiedersi è: quanto rimane all’uomo dell’uomo che è quando non si ricorda che quello con cui sta parlando è suo figlio? Dove si nasconde l’umano, nell’umano che ha perso il ricordo di chi era? Quanto Alice rimane Alice pur perdendo totalmente i ricordi della sua vita? L’opera di Glatzer e Westmoreland non riesce a catapultare lo spettatore in questa condizione introspettiva, salvo una spiccata predisposizione empatica del fruitore. Per quanto riguarda questo film, ce lo si può anche perdere, a meno che uno voglia aver conferma delle grandi doti attoriali della Moore o di quanto stia diventando brava la Stewart!

Elisa Belotti

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