Antonio Casu
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Cagliari: i Conti tornano, ma senza il capitano

Senza il romano in campo, i rossoblù hanno raccolto quattro successi, tre pareggi ed una sola sconfitta. Non è un caso

Cagliari: i Conti tornano, ma senza il capitano
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Il Cagliari è rinato. Rilanciati dalla gestione Zola-Casiraghi, capaci di ridare fiducia e concretezza ad un gruppo in crisi, i sardi hanno raccolto sette punti nelle ultime tre giornate, grazie ai quali hanno abbandonato la zona retrocessione, ora occupata dal Chievo. Tre incontri diversi, affrontati con atteggiamenti differenti, ma con un unico, grande punto in comune: l’assenza di Daniele Conti. Il capitano del Cagliari, squalificato contro il Cesena dopo l’ingenua espulsione di Palermo, si è accomodato in panchina nei match con Udinese e Sassuolo. Un caso? Non esattamente. L’andamento complessivo del girone d’andata dimostra il contrario.

Daniele Conti, capitano del Cagliari

Daniele Conti, capitano del Cagliari

I CONTI NON TORNANO – I numeri sono impietosi. Con il capitano in campo, il Cagliari ha raccolto quattro pareggi e otto sconfitte. Con Conti escluso dai titolari, il rendimento dei sardi cresce esponenzialmente: quattro successi, tre pari e una sola sconfitta. Il dato che ne consegue è evidente: se Conti c’è, il Cagliari è una squadra, se non c’è è un’altra. Nei match in cui è stato assente, il regista è stato Crisetig, maggiormente a suo agio nel ruolo più adatto alle sue caratteristiche. Ne ha beneficiato la manovra a centrocampo, più dinamica e dalle verticalizzazioni più rapide, e ne ha tratto vantaggio anche la serenità della squadra, meno vincolata ai dettami dello storico capitano, mai come quest’anno in crisi d’identità.

I CONTI TORNANO, MA SENZA IL CAPITANONon si discute la carriera di Conti, né l’attaccamento dimostrato al Cagliari in quindici anni, merce rarissima nel calcio d’oggi. Quattrocentocinquanta presenze (condite da cinquanta gol) di amore puro sono un’eredità da lasciare orgogliosamente ai figli, ma nella carriera di un calciatore arriva sempre il momento in cui è necessario mettere un punto. Volente o nolente, quel momento è arrivato anche per Conti. Un regista non vive di sola classe e carattere, carisma e determinazione. Se non girano le gambe, la lucidità mentale ne risente. Le prestazioni insufficienti del romano lo dimostrano. Le panchine imposte da Zola non sanno di bocciatura o mancanza di stima (al contrario, più volte dimostrata dal tecnico di Oliena), ma sono la presa d’atto di una carriera meravigliosa che volge al termine. Il ruolo di Conti muterà, senza smettere di essere regista. Non più dal campo, ma dalla panchina. Le urla e i rimproveri del vecchio capitano saranno fondamentali per raggiungere la salvezza. Con Crisetig in campo.

 

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