Davide Terraneo
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Ronaldo e Mexes, il lato oscuro del calcio

I mancati boxeur di Real Madrid e Milan si rendono protagonisti di gesti da bestie nel corso dei rispettivi incontri. Davvero merita di essere CR7 il simbolo del calcio mondiale?

Ronaldo e Mexes, il lato oscuro del calcio
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E’ una partita di calcio, non un incontro di boxe. Verrebbe voglia di gridarlo davanti al televisore, verrebbe voglia di essere lì in campo con loro e dire: “Ma cosa diavolo stai facendo?”. Il sabato calcistico di questo week end non può passare inosservato agli occhi di chi ama il calcio. Non si può fare finta di niente, non si può ignorare l’eclissi morale di questa giornata di soccer. I gesti di Cristiano Ronaldo e Mexes sono attimi di follia che non possono passare inosservati.

CAMPIONE DI ARROGANZA – Quando nel finale di partita l’asso portoghese del Real Madrid impazzisce e rifila due calci e un pugno al difensore che lo stava marcando sa benissimo che ha gli occhi del mondo puntati addosso. Come sa benissimo che tutte le telecamere sono puntate su di lui, quando si lucida lo stemma della Coppa del Mondo per Club. Quasi a voler ricordare a tutti che il suo Real è campione del mondo. Lui queste cose se le può permettere. Tanto è CR7. Certo, che Ronaldo fosse un giocare di un’arroganza e una superbia insopportabili non è notizia di giornata. Un attaccante che si toglie la maglia dopo aver segnato su rigore il gol del 4-1 al 120′ di una finale di Champions giocata malissimo e salvata per il rotto della cuffia dai suoi compagni è uno sbruffone. Lo sbruffone più forte del mondo, e su questo non c’è dubbio. Ma pur sempre uno sbruffone. E proprio perché con il suo club è campione del mondo lui questi gesti non se li può permettere. Neanche in un attimo di collera. Non in mondovisione. Non pochi giorni dopo aver ricevuto il pallone d’oro.

PALLONE GONFIATO 2015 – Già, perché il premio di miglior calciatore del 2014 è stato assegnato a lui. Inutile tornare su un dibattito che mai vedrà d’accordo gli appassionati, ma se ti presenti alla cerimonia festeggiando con un urlo in stile “Hulk” forse il messaggio che passa non è quello del “bravo e anche intelligente”. Ma finché Ronaldo fa lo sbruffone con i suoi compagni va anche bene. Problemi del Real e del Portogallo, che con lui non ha mai visto neanche di striscio un trofeo. E’ un’altra storia, d’accordo. Il problema si pone quando scazzotta un avversario in mondovisione, per poi lucidarsi lo stemma di campione del mondo. Un gesto simile non ha precedenti nella figura di Leo Messi, che tra l’altro nello stesso giorno ha realizzato una doppietta e piazzato due assist. Sono due campioni molto diversi, dentro e fuori dal campo. Di certo, con gli occhi del mondo puntati addosso, il gesto di CR7 porta un esempio incancellabile negli occhi dei piccoli tifosi. E se esistesse un premio “pallone gonfiato 2015” il portoghese avrebbe già un posto riservato per la finale. Insieme a Philippe Mexes.

La presa da wrestler di Mexes su Mauri, esterno della Lazio, durante la sfida all'Olimpico

La presa da wrestler di Mexes su Mauri, esterno della Lazio, durante la sfida all’Olimpico

PRIMA DONNA – L’atteggiamento del francese nel match di Roma è quello di una donna isterica, di una pazza soggetta a sbalzi di umore continui. Affossare Mauri nel primo tempo non basta, è nella ripresa che il difensore dà il meglio di sé. Prima insegue lo stesso esterno della Lazio stendendolo con un calcetto e spingendolo a terra con le braccia, poi rotola a terra furioso sulla reazione (comunque da condannare) dell’avversario. E lì apriti cielo. Minacce, mani al collo, spinte, prese da wrestler. Se Mexes fosse onesto con se stesso, saprebbe che nel gioco ci sono moltissime situazioni di interventi, e che in un attimo di nervosismo la reazione dell’italiano, che ribadisco è da punire, non merita la reazione da boxeur di Philippe. Il giocatore che era stato messo ko da una lampada per un’abbronzatura affascinante ora è una furia per un piccolo calcetto. Se la prende un po’ con tutti, scatena la rissa. Per fortuna gli altri atleti hanno il buon senso di non far degenerare i fatti. Per fortuna in campo non c’erano 22 Mexes. Ma un giocatore come lui non deve vedere il campo da calcio per almeno un mese. Neppure in fotografia. E con lui il “Mister Muscolo” dallo stemmino lucido. Smettiamo di perdonare chi rovina il gioco più bello del mondo. Perché si tratta di un gioco, di una passione, di un divertimento, e niente di più. Ed è sempre un bene ricordarlo, a tutti.

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One Response to Ronaldo e Mexes, il lato oscuro del calcio

  1. angelo 25 gennaio 2015 at 1:07

    Coglione a chi scrive questo articolo..dovresti frigere le craff e tutto rispetto c kii lo fa…ma almeno colui non ha l’arroganza di scrivere su un sito xkè ha da lavorare !!di parte e senza coerenza dallinizio alla fine… Co.e direbbe Piccinini…. Voto 3 coglione!

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