Antonio Casu
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Che ci fa Romero in panchina?

Da eroe mondiale a riserva preziosa. Troppo preziosa...

Che ci fa Romero in panchina?
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Quella dei portieri è una razza da tutelare con attenzione e pazienza. Talvolta è sufficiente una disattenzione, un piccolo infortunio, la minima incertezza per perdere il posto. È il loro destino. Servono spalle larghissime e sicurezza da infondere in un reparto instabile. È il ruolo più importante. Puntare sul nome sbagliato può compromettere un’intera stagione. Qualcuno di loro, però, merita un discorso a parte. Sergio Romero, sesto miglior portiere del 2014 secondo l’IFFHS, è vittima di un’incomprensione assurda. L’eroe mondiale dell’Argentina finalista in Brasile scalda la panchina a Genova, sponda Sampdoria. Boh.

Sergio Romero, portiere della Sampdoria e dell'Argentina

Sergio Romero, portiere della Sampdoria e dell’Argentina

IL PARATUTTO È UN NUMERO DODICI – La scorsa estate l’hanno desiderato in tanti, ma nessuno ci ha mai creduto davvero. L’ingaggio da top player (1,7 milioni a stagione) ha frenato i voli pindarici di diverse società, mentre altre hanno evitato esborsi eccessivi sul cartellino (il contratto di Romero scadrà il prossimo giugno). La Sampdoria, dal canto suo, vittima delle volontà di Raiola (procuratore del giocatore), si è tenuto in casa un portiere sul quale non ha mai puntato abbastanza. A peso d’oro. Ceduto in prestito al Monaco la scorsa stagione (esperienza non particolarmente fortunata), Romero è tornato a Genova da numero dodici. Gioca Viviano, più adatto al gioco di Mihajlovic (alla ricerca di un portiere dai piedi buoni). Manchester? Liverpool? No, Genova. In panchina. La figurina in bianco e nero dell’eroe degli ultimi Mondiali è ormai un lontano ricordo.

IL RAGAZZINO È SEMPRE PRONTONonostante tutto, nonostante tutti, Romero ha accettato di buon grado il ruolo ingrato. L’infortunio di Viviano gli aveva regalato una nuova vetrina, sfruttata benissimo. Un rigore parato (contro la Fiorentina) e prestazioni all’altezza del suo nome. La giusta sicurezza al momento giusto? No, non è stato sufficiente. Una volta rientrato dall’infortunio, Viviano è tornato titolare. Romero in panchina. Da eroe mondiale a portiere di Coppa. Ieri sera Romero è tornato in campo dopo oltre un mese e ha sfidato l’Inter con la solita classe. Le poche partite l’hanno arrugginito? No. Romero è sempre Romero. Dopo aver ipnotizzato Icardi dagli undici metri, ha salvato a più riprese il risultato. L’Inter, in superiorità numerica, attaccava disperatamente alla ricerca del gol qualificazione, ma non aveva fatto i conti con Romero. Una parata monstre su Podolski e risultato salvo fino ad un quarto d’ora dal termine. Una parentesi fortunata? No. L’ultimo volo di El Chiquito (“Il Ragazzino”) prima del passo d’addio? Possibile. Il miglior numero dodici del calcio italiano cerca una nuova sfida e qualche altro rigore da neutralizzare. Non è un top player, ma farebbe comodo a tantissime squadre. Basta dargli fiducia e tutelare un po’ la sua razza.

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