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Rudi Garcia, lo straniero più “italiotizzato” di sempre

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Rudi Garcia

Paese che vai, usanze che trovi. E, se vuoi, impari. Rudi Garcia – tecnico transalpino della Roma – volle, fortissimamente volle, e infatti apprese come nessuno prima di lui, neppure il grande Mou, era mai riuscito a fare. Garsìa? Oppure Garsià? Macchè! Gàrcia: ecco la pronuncia corretta del cognome di colui che volle farsi più italiota degli italioti, e che nell’università giallorossa (decisivo, sotto questo aspetto, il costante affiancamento di due tutor del calibro di Baldissoni e Sabatini) ha trovato l’ambiente ideale per coronare il suo sogno.

Bravo arbitro, così si fa...sembra dire Rudi Garcia

Bravo arbitro, così si fa…sembra dire Rudi Garcia

IL CEPU DELLE CATTIVE MANIERE – Di solito ci vogliono anni per conseguire il diploma. Anche chi proviene da realtà più disagiate della nostra, infatti, fatica ad apprendere in fretta le misere astuzie e i loschi sotterfugi che sono il pane quotidiano dell’italiota vero, e materie come “Negazione sistematica dell’evidenza”, “Duepesieduemisurologia” e “Teorie e tecniche del Gombloddo sono scogli assai difficili da superare per chiunque. Ma il nostro Rudi Gàrcia, si sa, è un fenomeno, e in meno di venti mesi dall’inizio degli studi – 12 giugno 2013 – è già diventato il fiore all’occhiello del prestigioso ateneo capitolino. Merito della tesi di laurea, senza dubbio (l’applauditissima “Analisi comparata della sportività e di altri valori decadenti”), ma anche delle numerose pubblicazioni successive, dal celebre Io non ho visto nulla. Ci sono tanti uomini in area, è difficile da vedere” (coraggiosa apologia del pugno rifilato in mondovisione da De Rossi a Icardi) al delizioso “A mente fredda, questa partita fa veramente del male al calcio italiano!”, lucida indagine sul match Juventus-Roma 3-2 dello scorso ottobre e le famigerate sudditanze arbitrali.

UN MODELLO PER I GIOVANI – Ieri sera, però, il grande Rudi Gàrcia si è davvero superato, e il suo giudizio “a mente calda” sull’operato dell’arbitro (“Il rigore concesso alla Roma nel secondo tempo supplementare è incredibile – scrive questa mattina Stefano Agresti sul Corriere dello Sport commentando l’episodio-chiave di Roma-Empoli 2-1 – Crediamo che nessuno, nemmeno se collocato sui gradoni più lontani della curva, abbia pensato che l’intervento di Zielinski su Paredes potesse essere irregolare”) è forse il punto più alto della sua vasta produzione scientifica. “Il rigore? Dalle immagini si vede che ‘taglia’ le due gambe”, esordisce il pupillo del professor Pallotta. “Se poi tocca prima il nostro giocatore o l’avversario è difficile dirlo. Ma l’arbitro era vicino e ha deciso di fischiare il rigore. Bisogna dargli fiducia se ha deciso di giudicare in questo modo”.

E già. “Bisogna dargli fiducia”, ma solo se fischia un rigore a favore, naturalmente. In caso contrario – guarda caso – “le aree sono di 17 metri” e la “situazione non è stata gestita bene”. Insomma, che dire? Francese di origine andalusa due anni fa, italiota da generazioni oggi. Chapeau, signor Gàrcia!

Enrico Steidler

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