Enrico Steidler
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Rudi Garcia, lo straniero più “italiotizzato” di sempre

Come imparare e fare propri i vizi capitali del Belpaese a tempo di record: ecco a voi Rudi Garcia, l'allenatore francese "italiota" ad honorem

Rudi Garcia, lo straniero più “italiotizzato” di sempre
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Paese che vai, usanze che trovi. E, se vuoi, impari. Rudi Garcia – tecnico transalpino della Roma – volle, fortissimamente volle, e infatti apprese come nessuno prima di lui, neppure il grande Mou, era mai riuscito a fare. Garsìa? Oppure Garsià? Macchè! Gàrcia: ecco la pronuncia corretta del cognome di colui che volle farsi più italiota degli italioti, e che nell’università giallorossa (decisivo, sotto questo aspetto, il costante affiancamento di due tutor del calibro di Baldissoni e Sabatini) ha trovato l’ambiente ideale per coronare il suo sogno.

Bravo arbitro, così si fa...sembra dire Rudi Garcia

Bravo arbitro, così si fa…sembra dire Rudi Garcia

IL CEPU DELLE CATTIVE MANIERE – Di solito ci vogliono anni per conseguire il diploma. Anche chi proviene da realtà più disagiate della nostra, infatti, fatica ad apprendere in fretta le misere astuzie e i loschi sotterfugi che sono il pane quotidiano dell’italiota vero, e materie come “Negazione sistematica dell’evidenza”, “Duepesieduemisurologia” e “Teorie e tecniche del Gombloddo sono scogli assai difficili da superare per chiunque. Ma il nostro Rudi Gàrcia, si sa, è un fenomeno, e in meno di venti mesi dall’inizio degli studi – 12 giugno 2013 – è già diventato il fiore all’occhiello del prestigioso ateneo capitolino. Merito della tesi di laurea, senza dubbio (l’applauditissima “Analisi comparata della sportività e di altri valori decadenti”), ma anche delle numerose pubblicazioni successive, dal celebre Io non ho visto nulla. Ci sono tanti uomini in area, è difficile da vedere” (coraggiosa apologia del pugno rifilato in mondovisione da De Rossi a Icardi) al delizioso “A mente fredda, questa partita fa veramente del male al calcio italiano!”, lucida indagine sul match Juventus-Roma 3-2 dello scorso ottobre e le famigerate sudditanze arbitrali.

UN MODELLO PER I GIOVANI – Ieri sera, però, il grande Rudi Gàrcia si è davvero superato, e il suo giudizio “a mente calda” sull’operato dell’arbitro (“Il rigore concesso alla Roma nel secondo tempo supplementare è incredibile – scrive questa mattina Stefano Agresti sul Corriere dello Sport commentando l’episodio-chiave di Roma-Empoli 2-1 – Crediamo che nessuno, nemmeno se collocato sui gradoni più lontani della curva, abbia pensato che l’intervento di Zielinski su Paredes potesse essere irregolare”) è forse il punto più alto della sua vasta produzione scientifica. “Il rigore? Dalle immagini si vede che ‘taglia’ le due gambe”, esordisce il pupillo del professor Pallotta. “Se poi tocca prima il nostro giocatore o l’avversario è difficile dirlo. Ma l’arbitro era vicino e ha deciso di fischiare il rigore. Bisogna dargli fiducia se ha deciso di giudicare in questo modo”.

E già. “Bisogna dargli fiducia”, ma solo se fischia un rigore a favore, naturalmente. In caso contrario – guarda caso – “le aree sono di 17 metri” e la “situazione non è stata gestita bene”. Insomma, che dire? Francese di origine andalusa due anni fa, italiota da generazioni oggi. Chapeau, signor Gàrcia!

Enrico Steidler

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2 Responses to Rudi Garcia, lo straniero più “italiotizzato” di sempre

  1. Giovanni 21 gennaio 2015 at 17:08

    Il grande uomo Garcia, quello che pretendeva di dare lezioni di sportività agli italiani, quando deve dimostrare con i fatti diventa un piccolo partigiano prezzolato. Ma veramente abbiamo bisogno di questi scarsi allenatori per far ripartire il nostro calcio?
    Con gli uomini che ha lui almeno la metà degli allenatori italiani di serie A avrebbe saputo far giocare meglio la Roma

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  2. IlGobbo 22 gennaio 2015 at 12:29

    Il segente Garcia 2.0 sembra aver perso l’ istintiva totale simpatia che suscitava il modello precedente protagonista (positivo) nei telefilm di Zorro ma in compenso ha acquisito un fiuto da autentico segugio nel capire come tira l’ aria.
    Ovviamente non è stupido e sa che nei suoi doveri rientra ovviamente difendere sempre ed a qualunque costo la squadra che lo paga, e che occorre sapersi parare il retrotreno dai propri errori e addossarne la colpa a qualcun altro, pena pagare e doverli scontare.
    Se poi il qualcun altro sono i bianconeri, farlo a Roma e dintorni significa farsi osannare da autentico eroe, novello Spartacus.
    Nulla di nuovo sotto il sole quindi; se vincerà lo scudetto sarà l’ erone dei (caput) mundi, in caso contrario sarà il remake “de’r go’ de Turone” (a proposito c’è in rete una rivelatoria interviata di Carlo Sassi, padre della moviola e primo protagonista della vicenda).
    Il fatto che l’ eterno segente (ma prima o poi verrà promosso per anzianità di servizio) sembri farlo con una certa arroganza invece non so se ascriverlo agli insegnamenti del maestro Mou o ad un intimo bisogno primario di riconoscimento o approvazione.
    Magari mi sbaglio….

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