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Cagliari sulle barricate: Zeman è già un ricordo lontano

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Thereau regala all'Udinese il momentaneo 2-1 sul Cagliari

E dire che le premesse erano molto diverse. Durante la conferenza stampa di presentazione, Gianfranco Zola aveva dato un segnale chiarissimo: nessuna rottura netta, ma continuità con il recente passato. L’inversione di tendenza sarebbe dovuta passare attraverso lo spettacolo ed un atteggiamento spregiudicato. Zeman sarebbe dovuto essere un modello. Il Cagliari visto a Udine, tuttavia, ha sistemato il fantasma boemo in uno sgabuzzino e ha dato vita ad un match attendista e fortemente difensivista. I due gol messi a segno in trasferta non ingannino: i sardi sono stati cinici e solo a tratti arrembanti. Il futuro del Cagliari è un italianissimo 4-5-1. Altro che Zemanlandia.

Gianfranco Zola, tecnico del Cagliari

Gianfranco Zola, tecnico del Cagliari

LA GUERRA DEL CAGLIARI – Un leitmotiv senza ambiguità. Contava unicamente il risultato. Al diavolo lo spettacolo. La linea Maginot di Zola, fortificata da un centrocampo caotico e senza idee, ha arginato le sortite centrali dell’Udinese, costretta a cercare miglior fortuna sulle fasce. Obiettivo centrato. Come novelli nazisti, i friulani hanno aggirato la difesa sarda sugli esterni, trovando sulla strada le indecisioni di Pisano e Avelar. I continui errori di posizionamento dei due centrali hanno fatto il resto. La mediana, impostata per contenere gli avversari, non è riuscita nell’intento. Samuele Longo, eccessivamente isolato in attacco, ha fatto il possibile, ma il lavoro in copertura richiesto da Zola lo ha privato della necessaria lucidità in zona gol. Le sortite offensive dei vari Ekdal, Donsah e Joao Pedro non sono sufficienti, specie se non inserite in uno scacchiere tattico specifico.

ZZ? ZZZ! – Tanto fantasioso in campo quanto apatico in panchina. La distanza che separa le dichiarazioni ufficiali dagli intenti reali è ampia. Gianfranco Zola ha accantonato il sogno zemaniano in nome di una salvezza da raggiungere ad ogni costo. I risultati finora gli hanno dato ragione, ma in prospettiva il rischio è di diventare prevedibili e banali. Tre punte sono troppe, una è insufficiente. Il Cagliari, abituato da anni al 4-3-1-2, potrebbe riscoprire il solido fascino dei tempi che furono. Non si possono fare le rivoluzioni senza avere a disposizione gli uomini giusti. Non si possono fare le rivoluzioni con due “Z” (quelle di Zeman) non supportate da un progetto all’altezza, ma nemmeno con le tre di un sonno profondo. Non si vive di sola difesa.

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