Elisa Belotti
No Comments

Big Eyes: gli occhi grandi (e l’arte piccola) di Tim Burton

E il nostro gotico racconta favole ci mostra come andò quella volta che Walter Keane spacciò per suoi i dipinti della moglie. Per dieci anni…

Big Eyes: gli occhi grandi (e l’arte piccola) di Tim Burton
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

CHE OCCHI GRANDI CHE HAI – Eh, no! Questa volta non è il lupacchiotto travestito da nonna ad avere gli occhioni, ma la bambina, la trovatella: i trovatelli. Stiamo parlando di quadri. Di chi? Ma del grande Walter Keane, un tipo sensibile, un tipo tosto: capace di vendere milioni tra cartoline, poster e quadri di quei trovatelli dai vestiti a brandelli, tumefatti, resi disperati dalla guerra e dai grandi, grandi occhi. Alla domanda perché occhi tanto grandi?, Keane risponde che questi sono lo specchio dell’anima e…«Si, gli occhi sono il modo in cui esprimo le mie emozioni, li ho sempre disegnati così. Da piccola un’operazione mi ha lasciata sorda per un periodo e così mi sono ritrovata a fissare con lo sguardo, mi affidavo agli occhi della gente». Ah, no, questo è quello che dice Margaret, sua moglie, la vera pittrice. Lui dichiara di esser stato colpito dallo sguardo dei bambini stremati dalla guerra, nella Berlino del 1946. Perché Keane, Walter Keane, non è per nulla un tipo sensibile e tosto, ma un truffatore, un bugiardo, un falso, un uomo molto abile nelle vendite, ma incapace di esser artista (il suo più grande desiderio); subdolo al punto da appropriarsi di quadri altrui, senza riuscire a sentire che più sale il prezzo dell’opera, più si abbassa il valore della sua dignità.

Big Eyes: Amy Adams, interpreta Margaret D.H. Keane

Big Eyes: Amy Adams, interpreta Margaret D.H. Keane

TIM, TIM, TIM SEI BRAVO, MA GIÙ DI TONO – Se uno non sapesse che  Big Eyes è firmato Tim Burton, dopo la prima scena non avrebbe più alcun dubbio: Caspita! Ma è la cittadella di Edward mani di forbice. E il tocco di Burton c’è, checché ne dicano alcuni. C’è Burton negli accesissimi colori, c’è Burton negli occhi giganti, sgranati quasi da anfibio che Margaret vede nella gente reale, ossessionata dalle sue creazioni. C’è Burton nel buio viaggio in macchina di madre e figlia (la seconda delle due fughe). Il vero punto è che per quanto ogni lavoro burtiano sia una gradevolissima visione, una favola (dalla più gotica alla più ironica) che siamo sempre contenti ci sia stata raccontata, si ha l’impressione che le cartucce migliori, il nostro le abbia già sparate in passato. Non possiamo fargliene troppo una colpa: come eguagliare Edward mani di forbice o Big Fish, giusto per fare due titoli? La storia di cui il film tratta è interessante, ma dopo un po’ manca l’azione. Giustamente, sotto un qualche profilo: se avesse deciso di esasperare l’emotività del film si sarebbe per forza sfociati in un angosciante thriller, defraudando così la storia della propria veridicità. Il film è carino, ma non si farà ricordare per qualcosa in più di quanto si veda nel trailer. Amy Adams e Christoph Waltz tengono il ritmo e l’ironia quasi come Astaire e la Rogers, solo che la musica non permette loro di sfoggiare fino in fondo le loro già palesi doti. Quindi grazie Tim per la nuova bella storiellina, per averci fatto conoscere un pezzetto di mondo che sembra superare l’immaginazione, ma la prossima volta torna a raccontarci qualcosa capace di farci strabuzzare gli occhi (e li vogliamo grandi quanto quelli dei quadri di Margaret), o Big big Tim.

Elisa Belotti

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *