Orazio Rotunno
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Inter, Mazzarri chi? L’importanza di chiamarsi Roberto Mancini

Quando il mercato non lo fanno i soldi, la società o i punti in campionato: quanto conta avere un allenatore di caratura internazionale

Inter, Mazzarri chi? L’importanza di chiamarsi Roberto Mancini
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Pronto? Sono Walter Mazzarri c’è Rumenigge? Non è l’inizio di una barzelletta, ma è quello che sarebbe dovuto/potuto accadere con l’ex tecnico toscana sulla panchina neroazzurra. Non immaginiamo la risposta del tre volte pallone d’oro quale sarebbe stata, nel più classico del tedesco-italiano arruffato: “Nain, sto bien con Vodafone...”, o qualcosa del genere. Ora proviamo ad immaginare cosa è davvero accaduto, o giù di lì: “Salve, son Roberto Mancini: c’è il signor Rumenigge?“. Il giorno dopo ti arriva Shaqiri, in prestito gratuito e con 5 milioni meno rispetto a quanto offriva il Liverpool. Troviamo le differenze, ma soprattutto i perchè di un mercato così differente da M a M.

MA…NCINI E MA…ZZARI: MA….CHI E’ STO MAZZARRI? – Chiariamo, Walter Mazzarri è forse il miglior allenatore che una squadra di media classifica possa assumere per un progetto che preveda ambizioni relative con budget ridotto. Grande motivatore e lavoratore, uomo di campo e sudore, ha compiuto veri miracoli fra Reggina, Livorno, Samp e Napoli. Ma come per un giocatore, “indossare” la maglia di un grande club è come si suol dire “ben altro sport“. Nel rapportarsi coi giocatori, con una società tanto blasonata, ma soprattutto in un aspetto spesso sottovalutato e più che mai decisivo nella costruzione di una grande squadra, come dimostra l’ultima settimana: la capacità attrattiva di grandi giocatori. Non ne avremo mai la controprova, ma ci sono elementi a sufficienza per affermare che con Walter Mazzarri ancora sulla panchina dell’Inter alla Malpensa non ci sarebbe stato alcuno ad accogliere Podolski e Shaqiri. Lo ha confermato il tedesco in conferenza stampa, della chiamata del Mancio, lo ha ribadito Shaqiri stamane poc prima delle visite mediche: dichiarazioni di circostanza? Forse, ma la differenza fra i nomi di giugno e quelli di gennaio è evidente. Riconducibile totalmente a Mancini? La caratura internazionale del tecnico jesino è nota, l’immagine di vincente costruita prima all’Inter e poi al City, ma anche al Galatasaray: una Coppa di Turchia vinta, secondo posto in campionato con una squadra presa in corsa e già distante dalla vetta ma soprattutto superamento dei gironi di Champions in presenza di Real Madrid e Juventus con qualificazione agli ottavi. Abituato a trattare coi fuoriclasse e perchè no anche nel calcio ormai è fondamentale, profondo conoscitore della lingua inglese: Thohir lo aveva intuito, l‘Inter non poteva più aspettare per tornare grande, quanto meno nelle velleità. La scelta ricaduta su Mancini allenatore era un chiaro segnale dell’inversione di tendenza intrapresa rispetto al passato, era dai tempi di Benitez che non sedeva sulla panchina interista un manager di tale levatura. Ok le idee, i progetti, i bilancio e tutto quanto: per vincere servono i soldi, i nomi e la mentalità da big.

Se alza la cornetta Mancini, Podolski ti risponde: l’avesse sollevata Mazzarri, Wenger al massimo ti rifilava Vito Mannone, o giù di lì. E se avesse chiamato al Bayern Monaco, per Shaqiri? Oggi non lo sappiamo, ma fosse stato ancora allenatore Giovanni Trapattoni un’idea, su che risposta gli avrebbe dato, noi ce l’abbiamo.

Voi?

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