Gianmarco Calfa
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Cerci o Podolski? Perchè è l’italiano il vero affare

Il trequartista romano ha la motivazione giusta e la voglia di riscattarsi. Il Milan di Inzaghi può dargli la spinta giusta per riemergere

Cerci o Podolski? Perchè è l’italiano il vero affare
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Alessio Cerci e Lucas Podolski sono i due nomi che risuonano in questi giorni che precedono l’inizio del calciomercato invernale. Il confronto tra i due è solo all’inizio, ma qui vogliamo spiegarvi come tra i due giocatori, arrivati in Italia in prestito, bisogni scegliere senza dubbio il giocatore della Nazionale italiana. Non vogliamo vivere parlando del giocatore di sponda interista, ma vogliamo valorizzare quanto di buono ha fatto fino a questo momento il giocatore romano. La sua storia dimostra come il talento non basti ad essere considerato da tutti, bisogna dimostrare sul campo quanto si vale e gli attributi che tutti i giocatori di alto rango possiedono. Cerci ha passato un periodo complesso alla corte di Diego Simeone, che non ha valorizzato quanto meritasse il giocatore ex Torino, che tanto bene aveva fatto nella stagione 2013/2014 in serie A. Parliamoci chiaro: l’Atletico Madrid non è, a mio onesto parere, una squadra adatta alle doti tecniche e alla corsa del trequartista; i Colchoneros giocano un calcio fastidioso e antipatico, il romano di certo tecnicamente in un Real Madrid avrebbe detto molto di più, visti gli ampi spazi nei quali navigano campioni come Cristiano Ronaldo. Il Torino, dal canto suo, giocava come il Milan di Inzaghi di adesso, reparti stretti ma dalla metà campo in poi ampio spazio per gli attaccanti e la manovra; per questo vendere Cerci all’Atletico non ha portato i frutti sperati, trasferendolo in un ambiente difficile e per certi versi ostile, nonostante Simeone sia una vecchia conoscenza del calcio italiano.

Inzaghi e i moduli ideati per portare il Milan al terzo posto, possono aiutare molto il recupero del giocatore; a prescindere dal fatto che il Milan a livello difensivo non sia troppo differente a quello di Ventura dell’anno precedente, Cerci potrà godere di spazi adatti al suo tipo di gioco, fatto di accelerazioni, finte, e gran tiro da fuori. L’ideale per lui sarebbe il 4-3-3 dove Cerci si troverebbe a destra, al posto di Honda(assente per la Coppa d’Asia) e potrebbe svariare accentrandosi per tirare o andare sul fondo e crossare. A prescindere da alberi di Natale o moduli spregiudicati, Alessio Cerci resta un talento ancora tutto da scoprire, motivato a voler dimostrare che “il giro largo” per arrivare al Milan si sia rivelata la mossa giusta.e co. Adesso non vogliamo esagerare, Maurizio Pistocchi ormai quasi due anni fa affermò che: “Robben mi ricorda un po’ Cerci“, ora Pistocchi forse esagerava e il web non c’ha messo molto a prenderlo in giro; ma ragioniamo un attimo: a prescindere da questo paragone, i giocatori ricoprono lo stesso ruolo e hanno uno stile simile, NON uguale, puntano l’uomo e lo lasciano sul posto per andare al tiro, inutile dire che Arjel Robben aveva una squadra che porta il nome di Bayern Monaco alle spalle.

Alessio Cerci felice ai tempi del Torino di Ventura

Alessio Cerci felice ai tempi del Torino di Ventura

Ora, Podolski è stato campione del mondo a luglio con la Germania, mentre Cerci non riusciva a giocare più di mezz’ora contro la Costa Rica ai Mondiali. Forse per questo Cerci ha reso solamente nelle squadre e con gli allenatori che gli davano fiducia. Il giocatore romano con il Torino di Ventura, sentiva la fiducia “addosso” di tutti e aveva al suo fianco un certo Ciro Immobile, in Nazionale invece Prandelli l’ha abbandonato al suo destino senza nemmeno farlo scendere in campo contro l‘Uruguay quando mezza squadra era morta e lui un po’ di spinta l’avrebbe data di certo. Probabilmente è questo limite caratteriale che non ha portato Cerci a non ottenere i risultati che tutti si aspettavano, non si riesce a capire ancora bene, ma è un fenomeno che deve ancora esplodere, nonostante abbia quasi 28 anni.  Inzaghi lo sta aspettando: di certo Pippo ama l’abbondanza, speriamo la sappia gestire e riportare alla luce un giocatore che all’Italia e alla serie A sta mancando.

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