Simone Viscardi
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Storie di Sport: quando il pallone è Pace, la Tregua di Natale del 1914

Nella notte più mistica dell'anno, il pallone si rivelò capace di compiere un miracolo impensabile. Unire due eserciti, riportando alla loro età centinaia di ragazzi

Storie di Sport: quando il pallone è Pace, la Tregua di Natale del 1914
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In fondo, erano solo ragazzi. Giovani, giovanissimi, figli di una generazione spazzata via dall’insensatezza di politici e generali che – per 4 lunghissimi anni – li spedirono lontano da casa, a combattere altri ventenni aventi nessun’altra colpa se non quella di essere nati nel posto e nel momento terribilmente sbagliato. E dire che tutto era cominciato proprio a causa di uno di loro. Gavrilo Princip aveva compiuto da poco 20 anni il giorno in cui, in preda al fervore nazionalistico che lo animava, sparò all’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, e a sua moglie. Nemmeno lui poteva probabilmente immaginare in che modo e con quale portata quei due colpi di pistola avrebbero dirottato inesorabilmente i binari dell’umanità, scatenando in breve tempo l’orrido massacro passato alla Storia come la Prima Guerra Mondiale.

Tregua di Natale: Soldati in trincea durante la Prima Guerra Mondiale.

Tregua di Natale: Soldati in trincea durante la Prima Guerra Mondiale.

LA TREGUA DI NATALE – Nel dicembre del 1914 la guerra imperversava in Europa già da 6 mesi. Le truppe ancora non avevano visto il peggio che il conflitto aveva loro da offrire, come le carneficine della Somme e di Verdun, ma i soldati erano comunque già riusciti a provare sulla propria pelle molte delle ristrettezze che la vita di trincea garantiva a chi era costretto a subirla. In tanti, troppi, stipati in cunicoli sporchi e maleodoranti, tutti in attesa dell’attacco suicida del nemico, o dell’ordine di effettuarne uno a loro volta. Con l’avvicinarsi del Natale poi, la malinconia per tutte le truppe lungo il fronte occidentale, in Francia e in Belgio, si fece insostenibile. E il 24 di dicembre, accadde l’impensabile.

LA MAGIA DEL PALLONE – Iniziarono, secondo le testimonianze giunte fino a noi, i tedeschi. Dalla trincea degli “unni” (come li chiamavano gli inglesi) per una volta tacquero i cannoni, e al loro posto si levò un canto natalizio, “stille nacht, heilige nacht…”. I britannici, sulle prime un po’ sorpresi, risposero con “the first nowell the angel did say…”. Poi, uno spericolato tedesco sfidò i metri di terra di nessuno che separavano le due fazioni, e giunse nella trincea nemica con qualche dono. Vedendo che era arrivato sano e salvo altri connazionali lo imitarono, e i sudditi di Re Giorgio fecero altrettanto. In breve tempo, la terra di nessuno fu invasa da inglesi e tedeschi che fraternizzavano, bevevano e si abbracciavano. Qualcuno, da chissà dove, tirò fuori un pallone. In fondo, erano solo ragazzi, e la partitella fu inevitabile. Quattro elmetti a fare i pali, i fari utilizzati per individuare i nemici trasformati in riflettori, le uniformi divennero per una notte delle divise di gioco. Cannonieri, bombe, attacco e difesa tornarono ad essere delle metafore. Laddove la politica e l’odio dividono, lo sport diventa lo strumento più potente per riunire. Spontaneo, genuino, capace di restituire a dei ventenni già invecchiati la spensieratezza della gioventù. È la secolare magia di un pallone che rotola, nella notte di Natale, la più mistica dell’anno. Tanti Auguri.

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