Antonio Fioretto
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Juventus, “King Arthur” Vidal ha rimesso la spada nella roccia

Un guerriero valoroso conquistò la Signora a suon di colpi di spada e di fioretto. Ora, dopo le avance di un regno lontano, Arturo Vidal alias Re Artù ha rimesso la spada nella roccia

Juventus, “King Arthur” Vidal ha rimesso la spada nella roccia
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C’era una volta. Tutte le fiabe iniziano così. Questa, invece, comincia diversamente. Semplicemente perché la questione non sta tanto nel “quando”, bensì nel “come”. Il protagonista della nostra storia c’è ancora. Il punto, tuttavia, è che non è più quello di una volta. Lui è Arturo Vidal. E’ cileno e di mestiere fa il guerriero, nelle schiere del centrocampo della Juventus. Già, la Juventus. Quella Signora che lo ha portato alla gloria, alla notorietà, al successo. La Juventus. Che ha dato moltissimo a Vidal. Moltissimo ricambiato in maniera altrettanto superlativa. Almeno fino a qualche mese fa. Oggi, invece, la storia di Vidal ha subito un’incredibile variazione. La sua avventura in quel di Torino si divide in due tronconi. E l’estate del 2014 fa da spartiacque, tra il nuovo e il vecchio, tra il Re e il semplice servo.

Arturo Vidal, centrocampista della Juventus

Arturo Vidal, centrocampista della Juventus

Ieri, infatti, Re Artù, alias King Arthur, alias Arturo Vidal, era appunto il Re. Il faro assoluto del centrocampo juventino. Arrivato in Italia tra un misto di scetticismo e curiosità, all’esordio estrasse la spada nella roccia: un destro da fuori area, in un 4-0 al Parma che sarebbe diventato un risultato come tanti altri, che fece subito capire il valore del cileno. Quella gara fu a modo suo un primo spartiacque. Per la Juve, reduce da annate disastrose e che nel nuovo JS si apprestava a vivere un triennio da favola, e per Vidal, calciatore pressoché sconosciuto che di lì in poi sarebbe diventato uno dei mediani (o dei trequartisti, o degli attaccanti, o dei difensori, fate un pò voi) più forti al mondo. Tre anni dopo, tre Scudetti dopo, due Supercoppe dopo, 40 gol dopo, una miriade di vittorie e di record dopo, tutto sembra essere cambiato. Non tanto nella Juve, quanto in Vidal stesso.

L’estate 2014, dicevamo, ha fatto da spartiacque. E come spesso accade, le storie d’amore intoppano per l’arrivo di un terzo incomodo. Proprio così. Da un regno lontano, quello d’Inghilterra, i lord del Manchester United hanno corteggiato Re Artù a suon di offerte milionarie. Alla fine, non si sa bene come e soprattutto non si sa bene per quanto, Arturo è rimasto a Torino. Tra giorni fa ha parlato chiaro: “Resto alla Juve, è casa mia, e il 2015 sarà il mio anno“. Dichiarazioni in buona fede, per un uomo e un calciatore che in effetti ha il bianconero cucito addosso da più di 1000 giorni. Eppure, i fatti dicono che dopo il forcing estivo dei Red Davils, Vidal non è stato più lo stesso.

Svogliato, superficiale, supponente e presuntuoso. 5 gol segnati, di cui nessuno decisivo. Soprattutto, la consapevolezza di tifosi, allenatore e società del fatto che il cileno non si più così intoccabile, così insostituibile. Il vecchio Vidal, il guerriero, mordeva, rincorreva, recuperava e segnava. Il nuovo, invece, che somiglia più a uno dei tanti servi della mediana bianconera, passa più tempo a guardasi allo specchio, con colpi di tacco inutili e tentativi di giocate forzate. E’ l’identikit inevitabile al termine dei primi quattro mesi del campionato in corso. E i dubbi si sprecano.

I tifosi bianconeri si augurano che Re Artù ritorni nei pressi della roccia e riprenda la sua spada. E che le sue dichiarazioni di cui sopra non siano solo di facciata, o di circostanza. Perchè l’avvento di Peryera, la conferma di Marchisio, e l’interesse per calciatori come Gundogan e Lulic, confermano quanto la juve sia già pronta a rinunciare a Vidal. Quello nuovo, ovviamente. Perché quello vecchio era tutta un’altra cosa.

 

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