Antonio Casu
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Cinque motivi per non esonerare Zdenek Zeman

Il responsabile della disfatta cagliaritana non è il boemo

Cinque motivi per non esonerare Zdenek Zeman
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Il volo zemaniano, l’ennesimo di una lunga carriera dai contorni mitici, è finito. Il boemo non è più l’allenatore del Cagliari. Zeman paga con l’esonero per colpe non sue. Tommaso Giulini ha riflettuto per diversi giorni, ha preso una decisione e poi l’ha cambiata, ricambiata ed infine stravolta. Paga l’allenatore, ancora una volta: la consuetudine è tipicamente italiana e coinvolge sia i presidenti più esperti che quelli alle prime armi. L’utopia cagliaritana di Zeman resterà chiusa in un cassetto. Esonerarlo non è stata la scelta migliore. Perché? I motivi sono cinque.

La rosa del Cagliari non è adatta al gioco di Zeman

La rosa del Cagliari non è adatta al gioco di Zeman

1 | UNA ROSA POCO ZEMANIANA – Il zemanianesimo è secolarizzato? No, affatto. Lo dimostrano l’impresa di Pescara e l’ottimo lavoro svolto a Roma due anni fa. Zeman, però, per essere tale, necessita di una rosa con caratteristiche specifiche, estranee all’organico del Cagliari. Un portiere abile con i piedi? Non c’è. Due terzini infaticabili nelle due fasi? Uno sì (Avelar), gli altri tre no (Pisano, Murru e Balzano). Un centrocampo dinamico, abile in inserimenti e verticalizzazioni? C’è, ma solo in parte. Conti ha dimostrato di non reggere più i ritmi della Serie A, Joao Pedro è il peggior rimpiazzo possibile del famigerato Husbauer, mentre Crisetig ed Ekdal hanno assecondato le esigenze del boemo. Il capitolo attacco? Un disastro. Ibarbo anarchico, Cossu non è un esterno, Farias è bravo nelle verticalizzazioni ma non quando ha il pallone tra i piedi, Sau è troppo fragile. I nomi richiesti da Zeman quest’estate sono arrivati? In minima parte. L’allenatore ha lavorato con una rosa valida ma non adatta a lui. Una semplice questione di feeling? Non esattamente.

2 | IL MEGLIO DOVEVA ANCORA VENIRE  – È noto a tutti che le squadre di Zeman diano il meglio di sé da gennaio in poi. La preparazione fisica del boemo è pesantissima e influisce negativamente nei primi mesi, salvo poi emergere con forza. Pretendere certi risultati da subito, specie se si considera la complessità dell’assimilazione del credo tattico di Zeman, è da incompetenti.

3 | DUE ALLENATORI A LIBRO PAGA – L’assunzione di un nuovo tecnico, unita al pagamento dello stipendio di Zeman, compromette il mercato di gennaio, decisivo per cambiare le sorti di una stagione difficile. Husbauer non arriverà e non si investirà su alcun nome altisonante. Ne varrà la pena? Chissà.

4 | UNA QUESTIONE DI COERENZA – Il calcio è un mondo malato, ma la coerenza ha ancora un certo peso. Non in casa Cagliari. Giulini ha difeso a spada tratta, a più riprese, il suo allenatore, dimostrandosi appassionato alle idee tattiche di Zeman. Mostrava sicurezza, convinzione. Tuttavia, da un giorno all’altro, alla sfrontatezza del giovane presidente si è sostituita l’insostenibile pesantezza del dilemma tecnico. Zeman o non Zeman? Zeman no. Non più, quantomeno. Se si rileggessero gli slogan della campagna abbonamenti estiva, verrebbe fuori un sorriso amaro come il fiele.

5) ZEMAN È ZEMANIl quinto motivo è un po’ romantico. Semplicemente, Zeman è sempre Zeman, nel bene e nel male. Il match che chiarisce perfettamente il concetto è Cagliari-Modena (vinta dai rossoblù dopo i tiri di rigore). Certe emozioni le regala solo il suo genio profetico. Privarsene sotto Natale è un peccato.

 

 

 

 

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