Modestino Picariello
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Il film del calcio 2014: “Fifa, mi sono perso il Mondiale (per club)”

Tra scelte discutibili, campi disastrosi e bassa qualità, l'ultimo flop Fifa del Mondiale per Club 2014 ha molto da insegnare ai futuri mondiali qatarioti

Il film del calcio 2014: “Fifa, mi sono perso il Mondiale (per club)”
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Il trofeo del Mondiale per Club

Il trofeo del Mondiale per Club

Partiamo dalla fine: il Real Madrid regola come da pronostico il San Lorenzo nella finale del Mondiale per Club. Tutto terribilmente da copione: 2-0 poco spettacolare, numeri da aggiornare ancora per Carlo Ancelotti e Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos che ricorda ancora una volta che, nelle finali, è lui a portare i pantaloni in casa merengues, altro che gli attaccanti, San Lorenzo che a fare azioni da gol manco ci prova ma spera di portare la partita ai rigori e così via.

CRONISTORIA SEMISERIA DI UN DISASTRO – In realtà partiamo dalla fine perché, in competizioni come queste, è davvero l’unica cosa da ricordare e, fidatevi, l’unica di cui resteranno le immagini ai posteri. In realtà l’idea di far sfidare tutte le squadre top dei vari continenti non sarebbe neanche male, peccato che si scontri con un dato statistico quasi inoppugnabile: l’impossibilità dei tifosi di seguirle. A creare il vero spettacolo, più che i giocatori in campo, sono gli spalti, la passione condivisa, la grandezza dell’avversario da battere e la formula del torneo, tutte cose che la FIFA, abbacinata dall’idea, si è….ops, dimenticata di valutare quest’anno.

MUSICA STONATA: SOL-DO (NON) FA SOL-DO – Per ragioni ovviamente economiche si era scelto quest’anno di puntare sul Marocco: è una bellissima terra e non è neanche difficile da raggiungere, cosa potrebbe andare storto? Beh, forse il fatto che, magari, la squadra più attrattiva della manifestazione è il Real Madrid, che la seconda squadra più attrattiva è il San Lorenzo, della “spagnola” Buenos Aires, e che, in Marocco, se si leggessero un po’ i giornali, si saprebbe che gli spagnoli li odiano più o meno da sempre e che il protettorato spagnolo di Ceuta e Melilla è una zona caldissima e sottaciuta! Va beh, che vuoi che sia? – ha detto la FIFA – il tifo ha la memoria cortissima, non si farà certo di questi problemi!

UN BUCO NELL’ACQUA, IN TUTTI I SENSI – Ovviamente l’analisi era sbagliata, ma la sagra degli errori non finisce qui: vedendo che si vendono pochi biglietti, i saggi non hanno desistito e hanno scelto di venderli a prezzi popolari. Niente da fare, neanche in questo caso. Come mai? Beh, succede che la FIFA, oltre ai suddetti giornali, si è scordata di vedere anche la pagina del meteo: ha scelto tra gli stadi principali quello di Rabat, che non solo ha un’organizzazione precaria, come vedremo a breve, ma è anche sulla costa interessata, nel periodo della competizione, dalla stagione delle piogge! Risultato? Guardate queste immagini, ma la cosa divertente è stata che, quando gli organizzatori hanno chiesto “come farete ad asciugare questo diluvio?” la risposta è stata “Mah, proviamo con delle spugne…”, incredibile che la cosa non si sia risolta, vero?

Ovviamente il Real ha preteso il cambio di campo e ha giocato nella più interna Marrakech, salvando risultato e salute.

VERSO QATAR E OLTRE – Davanti a tale organizzazione molte tv si sono tirate indietro e non hanno offerto nei propri paesi (Italia, ma non solo) neanche un minuto in chiaro di questo Mondiale. Difficile dargli torto, ma il concetto è “Sarà servita la lezione?”. Al di là delle dichiarazioni di facciata, il percorso tracciato per Qatar 2022 è molto, troppo simile. Il tempo per cambiare c’è ancora, ma bisogna sbrigarsi. Un altro flop, stavolta, costerebbe la testa a tantissimi. Perché al tifoso la storia piace godersela, e non farla, magari con risvolti di cronaca…

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