Antonio Fioretto
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Renè Higuita: altro che Manuel Neuer

Renè Higuita reinventò il ruolo di portiere. Prima di Neuer. Prima di tutti.

Renè Higuita: altro che Manuel Neuer
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6 settembre 1995. Wembley Stadium di Londra. Amichevole internazionale Inghilterra-Colombia. Minuto trentatré del primo tempo. Il centrocampista del Liverpool e della nazionale inglese Jamie Redknapp tenta il tiro dalla distanza. Non è una gran conclusione. E il pallone è piuttosto lento. Trenta metri più in la, accade qualcosa di assolutamente unico. Il portiere avversario aspetta il pallone. Poggia le mani a terra e facendosi forza con le braccia lo colpisce con i due tacchi, respingendolo, dopo essersi fatto superare dalla sfera. Passerà alla storia come “il colpo dello scorpione“. Perché, nel gesto atletico, la sagoma dell’estremo difensore ricordava proprio la coda di uno scorpione. Il Daily Mirror, il giorno seguente, la definì “la più bella parata della storia“. La tv inglese invece avvertì: “Bambini non provateci, potreste farvi male“.

Nessuno lo aveva mai fatto prima. Nessuno tranne Renè Higuita, autore di quella splendida e megalomane esecuzione, che nel riscaldamento della partita l’aveva già fatto sei volte, in scioltezza assoluta. Nessuno lo aveva mai fatto prima. Nessuno lo ripeterà mai. O meglio, parecchi ci proveranno. Ma con esito totalmente differente. Higuita è stato non solo l’inventore del colpo dello scorpione. No. Ha anche riscoperto il ruolo di portiere, stravolgendo il canovaccio che ogni estremo difensore che si rispetti è costretto a seguire. Vederlo giocare era uno spettacolo. Uscite sulla trequarti, dribbling avventurieri, colpi di testa a seguire, scambi coi difensori in preda al panico. Lui, che fu tanto genio quanto sregolatezza. Lui, che nonostante la notorietà raggiunta nel mondo del calcio non dimenticò mai le sue umili origini, quelle di un ragazzo cresciuto nella malfamata Medellin. Lui, che definì il narcotrafficante Pablo Escobar una brava persona. Lui, che non riuscì nel suo sogno di “dribblare Maradona“.

L’identikit di Renè Higuita consente un salto ventennale, che ci riporta ai giorni nostri. E ci ricorda maledettamente un altro portiere, osannato da tifosi ed avversari. Un portiere unico, che da un paio d’anni a questa parte è definito il numero uno dei numeri uno, nel mondo. Manuel Neuer gioca nel Bayern Monaco. E’ un tedesco. E in quanto tale, dal punto di vista umano e professionale è completamente agli antipodi rispetto al suo citato ex-collega. Nel modo di giocare, tuttavia, e soprattutto di interpretare il ruolo Neuer ricorda molto Higuita. E chissà che non abbia preso spunto proprio dal colombiano, cercando di emularne le gesta.

Le differenze tra i due sono molteplici. Higuita divertiva e si divertiva, per il semplice gusto di offrire uno spettacolo; Neuer invece è spinto nei suoi interventi…insoliti da un pragmatismo e una decisione fuori dal comune. “Io non sono uno che si specchia” ha detto il portierone tedesco in una recente intervista. E’ tutta lì la diversità: a differenza di Neuer, Higuita era vanità, estro, sregolatezza. Nonostante questo, però, resta inimitabile. E unico. Non solo perché quello che ha fatto è stato incredibilmente anticonvenzionale. Ma soprattutto perché lo ha fatto per primo. Renè Higuita, in soldoni, è stato il precursore di una nuova classe di portieri, nella quale per ora è inserito praticamente solo lui. E mentre il mondo del calcio (giustamente) tesse le lodi del numero uno dei bavaresi, qualcuno da qualche parte ricorda un portiere colombiano capace di fare molto di più. E si gusta prodezze come questa

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