Jacopo Bertone
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Il segreto degli Washington Wizards: poche magie e tanta sostanza

Gli Wizards sono una delle squadre più sorprendenti della costa Est, merito di un mercato oculato e di un gioco molto concreto

Il segreto degli Washington Wizards: poche magie e tanta sostanza
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Giocare nella Eastern Conference nella Nba edizione 2014-2015 significa avere un bel vantaggio: la concorrenza è minore, le trasferte più semplici a livello logistico e c’è la possibilità di poter ricostruire ottenendo al contempo discreti risultati (a meno che tu non ti chiami “Philadelphia”, in quel caso farai sempre schifo), gli Washington Wizards hanno sfruttato tutto questo, lavorando a fari spenti per anni fino a quando sono stati in grado di presentare una squadra sufficientemente talentuosa e concreta per poter ambire a qualcosa di importante, qualcosa di VERAMENTE importante, senza strafare bensì concentrandosi sul lavoro e sulle vittorie che ormai giungono copiose nella capitale degli Stati Uniti.

Bradley Beal, guardia degli Washington Wizards

Bradley Beal, guardia degli Washington Wizards

IL GIUSTO MIX – Saldamente ancorato al pino troviamo Randy Wittman, coach stile “old school basketball” dalle idee non certo fantasiose ma efficaci, a cui va il merito di aver riunito e compattato un gruppo di scappati di casa che oggi costituisce lo zoccolo duro di questi Wizards, un gruppo il cui leader è da identificarsi sicuramente in John Wall, 1° scelta assoluta del draft 2010, il quale sembra aver finalmente trovato l’equilibrio e lo dimostrano non solo i suoi numeri (viaggia a 18 punti, 5 rimbalzi e 10 assist a partita) ma anche la percezione che si ha dal campo dell’ex Kentucky, diventato ormai una stella tanto in attacco quanto in difesa, dimostrando doti insospettabili in fase di non possesso. Al classe ’90 è stato affiancato quell’ineffabile vecchietto che risponde al nome di Paul Pierce, fondamentale sia dal punto di vista psicologico che tecnico, un po’ per quella sua cattiveria agonistica che solo un nero che ha visto (letteralmente) la morte in faccia può avere e un po’ per le sue già note capacità balistiche che ne fanno uno “stretch four” di tutto rispetto. Marcin Gortat e Nenè costituiscono una coppia di lunghi esperta ed affidabile, indimenticabile il duello che il figlio del pugile polacco ha intrapreso contro Anthony Davis qualche giorno fa, a conferma del fatto che stiamo parlando di un ottimo giocatore, altrimenti non avrebbe retto i ritmi del ciglione; diverso il discorso per il brasiliano, che ha un contratto terribile e una predisposizione agli infortuni non indifferente, poi però lo guardi giocare e immediatamente ti innamori di quella capacità di essere intenso e al contempo incredibilmente tecnico, la chiave sta appunto nel tenerlo lontano dall’infermeria e dai troppi falli che ogni tanto commette. Chiude il cerchio Bradley Beal: il titolare del tiro stilisticamente più bello della Nba (in contumacia Ray Allen) ha iniziato la stagione in ritardo ma da quando è tornato si è espresso su livelli accettabili, recupererà la miglior condizione e la sua proverbiale regolarità statistica più avanti, questa è una certezza. Dalla panchina escono la scienza di Andre Miller, i muscoli di Humphries e l’umiltà di Temple, tutto sommato non male. I biancorossi hanno tutto per avere successo, gli serve solo rimanere in alto in classifica e mantenere integro il gruppo, poi ai playoff ci penserà chi di dovere, il personale non manca, ma solo a Maggio o magari a Giugno scopriremo la verità

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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