Marco Tringali
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Pruzzo choc: “Ho pensato al suicidio…”

In una autobiografia l'ex bomber giallorosso ricorda la propria carriera tra gioie e rimorsi e confessa la propria lotta quotidiana contro il male di vivere

Pruzzo choc: “Ho pensato al suicidio…”
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“Ogni tanto mi viene a trovare l’uomo nero e penso che sia giunto il momento di togliermi dai coglioni…”. Con questa confessione choc, Roberto Pruzzo, indimenticato bomber degli anni ’80, rivela la lotta quotidiana contro il male di vivere che lo accompagna da tempo.

In una propria autobiografia ripercorre gli anni della propria fortunata carriera costellata di goal, più di 130 reti in serie A,  ed emozioni forti come il secondo scudetto della Roma e la finale di coppa Campioni all’Olimpico, persa contro il Liverpool. Ricorda le gioie come la rete realizzata all’Atalanta nel ’79 e la rete del 3-0 contro la Juventus nel 1986 e la sua esultanza esplosiva: “Corsi sotto la Sud e mi tolsi la maglia per darla idealmente ai miei tifosi: fui il primo a farlo”.

Ma soprattutto il bomber ricorda le sconfitte e i dolori che rimangono indelebili nella propria memoria di calciatore e che continuano a perseguitarlo nelle proprie intime paure: “Cosa mi resta della mia carriera da centravanti? I gol sbagliati e le sconfitte – prosegue Pruzzo – Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto. La retrocessione in B del Genoa causata anche da un mio rigore sbagliato e la finale di Coppa Campioni persa con il Liverpool (nonostante il mio gol…) ancora mi vengono a trovare ogni tanto”.

Gli angoli bui del passato calcistico di Pruzzo sono ancora motivo di sconforto e di tristezza per un calciatore che non ha mai conosciuto la gioia di vestire la maglia della nazionale in occasione di un mondiale o di un campionato europeo, nonostante il titolo di capo cannoniere conquistato a suon di reti in ben 3 occasioni. “Per non lasciarmi travolgere dal male di vivere mi aggrappo a mia moglie, agli amici della caccia e al ricordo e alle visite di alcuni ex compagni di squadra, allenatori e avversari. Bruno Conti, su tutti, poi Brio Liedholm, e a sorpresa confessa di non amare il calcio moderno: “Il calcio? Noioso, ma in realtà non mi è mai piaciuto. Mi sono dovuto appassionare per forza”.

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