Davide Luciani
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La caduta degli dei – Denilson, il giocoliere che buttò via il suo talento

La storia di Denilson: ascesa e caduta di uno dei calciatori più talentuosi del calcio brasiliano

La caduta degli dei – Denilson, il giocoliere che buttò via il suo talento
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Tra tutti i calciatori brasiliani dotati di classe che hanno reso meno di quanto potessero, nessuno ha deluso di più di Denlson De Olivera Araujo. Il centrocampista brasiliano, classe 1977 tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000 era considerato il più grande talento espresso dal calcio sudamericano. Tecnicamente è stato uno dei calciatori più forti che siano mai esistiti, superiore, in alcune giocate, anche ai vari Ronaldinho, Rivaldo e perfino a Messi. Mancino naturale, i suoi dribbling e doppi passi facevano ammattire gli avversari al punto che, quando era in giornata, diventava impossibile fermarlo a meno di non commettere fallo e beccarsi un cartellino. Ciò che è mancato all’ex talento del San Paolo è la continuità e la “fame” di sfondare. Denilson è stato un bravissimo giocoliere e nulla più. Il suo rimane uno dei più clamorosi flop della storia del calcio mondiale.

GLI INIZI – Cresciuti nel San Paolo, Denilson inizia a giocare con la maglia rossonera, nel 1994, ed è con il club paulista che la sua popolarità inizia a crescere vistosamente anno dopo anno. La squadra, che ha lanciato, tra gli altri, anche Kakà, si godette per quattro anni le prodezze dell’asso brasiliano. Denilson non era uno che amasse puntare la porta per cercare il gol, ma con la sua disinvoltura nel saltare l’uomo, creava costantemente la superiorità numerica in attacco. Nel 1996, a 19 anni, inizia anche a giocare per la Nazionale ed è proprio con la casacca verdeoro che la sua popolarità aumenta a livelli planetari. Di quella squadra, il centrocampista del San Paolo è una star indiscussa ed è uno spettacolo vederlo ridicolizzare avversari con finte e controfinte.
Denilson scatena un’asta a livello mondiale: tutti vogliono la nuova star del calcio brasiliano, il giocatore in grado di spostare gli equilibri. Il buon mondiale giocato in Francia non fa che aumentare le sue quotazioni.

Denilson ai tempi del Betis

Denilson ai tempi del Betis

BETIS A SORPRESA – Alla fine, Denilson, a sorpresa, sbarca a Siviglia, sponda Betis. Il vulcanico presidente di allora della squadra andalusa, Manuel de Lopera, stacca un assegno da 32 milioni di euro (al cambio attuale, allora la moneta unica ancora non esisteva, ndr) e fissa la clausola rescissoria all’esorbitante cifra di 60 milioni, facendo firmare al calciatore un contratto vitalizio (si parla di 12 anni!!!). Nei piani di Lopera, Denilson dovrebbe essere l’uomo in grado di far fare il salto di qualità ai biancoverdi, spingendo Alfonso e compagni a competere con le allora potenze di Barcellona, Real Madrid, Deportivo e Valencia. Quello che doveva essere un crack, si rivela, invece u flop clamoroso. Denilson si rivela troppo individualista e troppo poco finalizzatore e leader e il Betis, nel giro di due anni, retrocede in Segunda, anche a causa della gestione scellerata di Lopera. Da qui inizia la discesa inarrestabile del brasiliano: nel 2001/2002 viene dato in prestito al Flamengo, nella speranza di rivitalizzarlo, poi, la stagione successiva torna al Betis (subito risalito in Liga) e vi rimane fino all’estate del 2005, poi passa al Bordeaux.

DISCESA INARRESTABILE – In Francia, Denilson punta a convincere l’allora ct verdeoro Parreira a portarlo in Sudafrica per disputare il suo terzo mondiale (dopo quello da protagonista nel 1998 e quello da comparsa del 2002). Il brasiliano disputa una stagione discreta e il Bordeaux finisce secondo in Ligue 1, ma non è sufficiente per ottenere il pass mondiale. Quella con il Bordeaux è l’ultima stagione di un certo livello conta per Denilson. L’anno dopo inizia un pellegrinaggio che lo porta in Arabia Saudita, Stati Uniti, Brasile, Vietnam e Grecia. Il 16 aprile 2010, a soli 32 anni, Denilson annuncia il suo ritiro dall’attività agonistica.

BILANCIO – Denilson è stato uno dei flop più clamorosi del calcio mondiale. Per le qualità che aveva, sarebbe dovuto diventare una leggenda del calcio, invece è rimasto solo un grande incompiuto. Il suo è il classico esempio di calciatore che ha qualità, ma manca della personalità e della cattiveria per emergere. Denilson ha sempre guardato al calcio, solo ed esclusivamente come ad un gioco, mai come d un lavoro in cui sputare sangue e sudore per imporsi. Lui era contento con le sue giocate e, pazienza, se si rivelavano inutili ai fini dei successi della squadra. Ha vinto un mondiale da comparsa e una Coppa America e una Confederation da protagonista con il Brasile, ma, con i club, si è fermato ad una coppa del Re con il Betis e ad una Conmebol con il San Paolo. Poco, troppo poco per un calciatore i cui dribbling ricordavano Garrincha e che mandava in visibilio il pubblico con il suo tocco di palla. A noi non rimangono che le sue giocate, ancora visibili su Youtube. A lui solo tanti rimpianti.

Davide Luciani

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