Matteo Masum
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Serie A, gol e spettacolo: qualcosa sta cambiando?

Quello di quest'anno si sta rivelando uno dei campionati più avvincenti dell'ultimo anno. Sintomo, forse, di una svolta epocale

Serie A, gol e spettacolo: qualcosa sta cambiando?
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Tevez e Totti, due grandissimi protagonisti di questa prima parte di campionato

Tevez e Totti, due grandissimi protagonisti di questa prima parte di campionato

Nelle ultime giornate di Serie A non abbiamo assistito soltanto alle solite noiose partite, fatte di lanci lunghi, falli, tatticismi esasperati e voglia di subire un gol in meno dell’avversario. In mezzo a siffatta, comunque immancabile, brodaglia, alcune squadre ci hanno regalato scontri avvincenti, divertenti, conditi, magari, da qualche gol spettacolare. Solo circostanze contingenti, o il sintomo che qualcosa sta cambiando?

UN PROBLEMA CULTURALE- Arrigo Sacchi non ha mai smesso di ricordare che il calcio rispecchia la cultura del paese in cui viene praticato. Se in Spagna si cerca lo spettacolo, ed in Inghilterra l’agonismo, in Italia l’unica cosa che conta è la vittoria, da ottenere ad ogni costo. Assumendo per buone le teorie del grande Arrigo, ecco spiegati i motivi del crollo del nostro calcio, travolto, se non da scandali, da un’ondata di mediocrità.

BARLUME DI SPERANZA- Quest’anno, va detto, sembra respirarsi un’aria nuova. La Juventus di Allegri vince e gioca bene, la Roma, a tratti, regala calcio da top club europeo. Dietro, squadre come Palermo, Sampdoria e Genoa si contraddistinguono non solo per una certa solidità difensiva, ma anche per la sfrontatezza con cui affrontano le avversarie, anche se più blasonate (Milan-Palermo 0-2 e Sampdoria-Napoli 1-1, per citare due esempio tra i tanti). Altre formazioni, sulla carta destinate alla lotta per non retrocedere, come Empoli o Sassuolo, anzichè arroccarsi in difesa di uno 0-0, spavalde vanno all’attacco, ottenendo, almeno per ora, discreti risultati. Lo stesso Cesena, tra le mura amiche, non disdegna, sovente, di provare a fare la partita. Inutile, ovviamente, fare menzione del Cagliari, destinato, fin dalla scelta dell’allenatore, a giocare all’attacco ogni maledetta domenica.

SVOLTA O CASUALITA’- Non possiamo, dopo tredici giornate, parlare di una svolta nella mentalità calcistica della Serie A. Vero, tuttavia, a parere di chi scrive, che questo campionato si sta rivelando tra i più belli ed incerti degli ultimi anni. Alcune partite, come Roma-Inter di domenica scorsa, o Napoli-Verona, o ancora le bellissime sfide tra Palermo-Udinese e Genoa-Palermo, sembrano avvicinare il livello del nostro calcio a quello delle competizioni top in Europa. Possibile che, dopo anni di conservatorismo, squadre, società ed allenatori abbiano compreso la necessità di mandare in soffitta la regola del “subire un gol in meno”, ed abbiano deciso di adottare quella del “segnare un gol in più”. Come tutte le svolte epocali, ad ogni modo, saranno necessari ulteriori test.

Matteo Masum

 

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