Antonio Casu
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Giù le mani dagli arbitri. La Sardegna diventa un far west

Ogni weekend i direttori di gara scendono in campo senza sapere a cosa andranno incontro. È arrivato il momento di dire basta

Giù le mani dagli arbitri. La Sardegna diventa un far west
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Non ci sono più regole. Gli arbitri italiani, qualunque sia la categoria d’appartenenza, sono totalmente abbandonati al proprio destino. Ogni domenica si registra una nuova aggressione e si redige la cronaca degli ennesimi atti intimidatori. Ogni domenica si coglie  la volontà di non voler partecipare ad uno dei giochi più belli del mondo, ma dar vita ad un’assurda caccia all’uomo, senza finalità precise né confini posti all’indecenza. È arrivato il momento di dire basta, ma l’aut aut deve arrivare dall’alto. Le prese di posizione di Nicchi non hanno sortito gli effetti sperati. Il calcio italiano è diventato un far west.

Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione Italiana Arbitri

Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri

LA FREQUENZA DI UN GOL – I numeri sono impietosi. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, nella scorsa stagione 109 arbitri sono finiti in ospedale a seguito di aggressioni subite nell’arco degli incontri. Nel solo mese di ottobre, sono stati trenta i casi registrati. A novembre, specie in Sardegna, vera e propria giungla del nostro calcio, ogni weekend ha dato in pasto alle cronache uno o due episodi. Uomini o donne che siano, trentenni dalle spalle larghe o diciottenni ai primi fischi, il trattamento barbaro subito è sempre lo stesso. Le istituzioni centrali condannano ma non agiscono concretamente, mentre quelle locali si sentono sempre più abbandonate. Uno sciopero degli arbitri sarebbe sacrosanto, ma la Figc continua a voltare la faccia e lasciare spazio unicamente a sterili comunicati. In questo senso, Nicchi ha le mani legate.

SOLO CONTRO TUTTISono tre le categorie professionali più odiate in Italia: i politici, i giornalisti e gli arbitri di calcio. Fino a quando non si entra nel mondo dell’arbitraggio, non si percepisce la passione con cui migliaia di giovani coltivano un piccolo sogno. Impegno, sacrificio e buon senso sono sempre in prima linea, ma si parla sempre e solo delle polemiche scaturite da un errore. Una prestazione positiva non viene sottolineata e non si rimarca la puntigliosità con cui si porta avanti una professione complessa. Gli arbitri vengono percepiti unicamente in quanto tali, quasi mai come ragazzi che amano il calcio esattamente come accade a calciatori o allenatori. In fondo, l’arbitro è un attore della stessa recita, un fedele che partecipa alla stessa Messa domenicale. Ed invece no, non lo si capisce. Gli arbitri sono dei capri espiatori, fonte di ogni male, e chiunque si sente autorizzato a trattarli come meglio crede. È arrivato il momento di dire basta. In un Paese civile, certi episodi non sono ammissibili. È arrivato il momento che la Figc lo capisca e intervenga in modo credibile. Le regole esistono, ma devono essere applicate.

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