Antonio Casu
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Zenga, Perin, l’Uomo Ragno ed il quinto Beatle

La pazzia è una qualità dei grandi geni. Tra i pali di una porta da calcio, dove nessuno se l'aspetterebbe, la legge è la stessa

Zenga, Perin, l’Uomo Ragno ed il quinto Beatle
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del giovedì di SportCafe24.

Zenga, Perin e l'elogio della follia applicata all'arte della parata

Zenga, Perin e l’elogio della follia applicata all’arte della parata

L’ELOGIO DELLA FOLLIAEsistono molti modi per trattare un pazzo. Si può legare, amare, odiare, capire e non capire. Gli si può regalare un pennello, un pennino da scrittore o una macchina fotografica. Oppure si prendono due guantoni, si indica una porta da calcio, gli si chiede di andarci e parare qualunque cosa arrivi in quella direzione. Probabilmente riuscirà nell’impresa, perché è speciale. Chi l’ha fatto con Walter Zenga e Mattia Perin ha regalato al gioco del calcio due artisti folli, un po’ come tutti i geni. La velocità di pensiero, la capacità di esecuzione, l’agilità, la sfrontatezza ed il coraggio fanno il resto. Sembrano essere usciti da un fumetto ed invece sono reali. Infrangere i sogni dell’attaccante che si trovano di fronte è il modo migliore che conoscono per divertirsi. E poi se la ridono. In fondo, il vero pazzo è chi non li apprezza. La macchina del tempo di Ritorno al futuro è già in moto.

WALTER, COME HERE! Zenga era un bullo. Zenga era un duro. Se lo avessero lasciato fare, sarebbe sceso in campo con un giubbotto in pelle ed il bavero alzato. Era in grado di mettere in soggezione chiunque, dalla prima delle punte all’ultimo dei giornalisti. Quel ragazzone di 1,88 cm, alto e grosso come un armadio, era agilissimo come una piuma e sfacciato come un generale che sfida tutti con dieci uomini. L’Inter era ai suoi piedi, San Siro si illuminava ad ogni suo volo. Per chi stava dalla sua parte,  era impossibile non amarlo, mentre chi stava dall’altra parte non poteva non detestarlo. Quel supereroe danzava tra i pali e non ne lasciava passare una. Orgoglioso, arrogante, ma allo stesso tempo poetico: sarebbe potuto arrivare sulla Luna con un balzo, se avesse voluto. Quell’amante passionale era desiderato da tutte le donne, e anche in quel caso non ne mancava una. Se fosse stato un attore, sarebbe stato Marcello Mastroianni. Anita Ekberg l’avrebbe trovato alle sue spalle, dentro alla Fontana di Trevi, a prendersi ciò che voleva. È stato il migliore, in ogni senso possibile.

SHE LOVES YOU – Il limite che separa un fumetto da un cartone animato è sottilissimo. Capita allora che l’Uomo Ragno ed Ed Warner, quello strano portiere dalla folta chioma e con il cappellino in testa che stregava il grande Oliver Hutton, siano in realtà fratelli. Oppure padre e figlio, zio e nipote. Come Zenga e Perin. L’estremo difensore del Genoa è buffo all’apparenza, non sembrerebbe manco l’uomo con più responsabilità in squadra, ed invece lo è. Genova, città degli artisti, lo ama. Ha la faccia da ragazzino ed un taglio di capelli uscito da un concerto dei Beatles, ma quando è tra i pali si trasforma. Non è con l’atteggiamento di base a mettere in soggezione gli avversari: ci riesce con le parate. Tante, tantissime. Nelle uscite basse è tra i migliori in Italia, in porta è secondo solo a Buffon. Quando si tratta di parare un rigore, è addirittura tra i primi al mondo. Le possibilità che ha di respingerlo sono pari a quelle che ha l’attaccante di buttarlo dentro. Perin non è Zenga. Forse non lo sarà mai, forse sì, ma la sfrontatezza è la stessa. L’unico modo che si ha per trafiggerli è essere un po’ più pazzi di loro. In alternativa è indispensabile chiamarsi Claudio Caniggia, ma questa è un’altra storia.

 

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