Antonio Fioretto
No Comments

Simone Padoin, l’ultimo dei gregari

Padoin si è preso la Juve a suon di lavoro e sacrificio: la dimostrazione che anche gli ultimi, ogni tanto, possono arrivare primi

Simone Padoin, l’ultimo dei gregari
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

26 novembre 2014. Malmoe-Juventus, quinta giornata della fase a gironi di Champions League. Minuto 71′. Un giocatore in maglia verde (unita alle grattatine dei tifosi simboleggia la speranza bianconera di portare a casa la vittoria) semina il panico sulla fascia sinistra. Si invola verso il limite dell’area e salta il talentuosissimo Ricardinho, che di brasiliano ha solo il suffisso “inho”. Dribbling verso l’interno, poi di nuovo verso l’esterno. Cross al bacio per Llorente a centro area, che spreca colpendo in bocca al portiere. I tifosi della Juventus, milioni sul proprio divano e meno di dieci allo stadio, sono in visibilio. Gli elogi si sprecano, i paragoni manco a dirlo: dal “Roberto Carlos di Gemona” al “Dani Alves del Friuli”. Tutti restano a bocca aperta quando, girandosi, il calciatore in questione mostra il numero 20: molto più semplicemente, è Simone Padoin.

Si ride e si scherza, ovviamente. Ma quanti di voi, prima dell’inizio della stagione calcistica, avrebbero pronosticato una situazione del genere? Forse, nemmeno lo stesso Padoin. Il quale però, intanto si è preso la Juventus. Antonio Conte, che l’ha avuto all’Atalanta prima e alla Juve poi, lo chiamava “San Padoin l’Onesto“. Soprannome azzeccatissimo. Il centrocampista classe 84′ sta dimostrando, partita dopo partita, di essere sia santo (sacrificio, corsa, spirito di squadra, umiltà) che onesto (lavoro, professionalità, valori sportivi). Sta dimostrando, soprattutto, di meritarsi il posto da titolare.

Li ha scalzati tutti, Simone. Approfittando dell’infortunio di Evra e del calo di Asamoah. In particolare, approfittando del cambio di modulo. Perché la sua duttilità e la sua disponibilità gli hanno permesso di guadagnarsi i galloni di inamovibile nel ruolo di terzino sinistro nel nuovo 4-3-1-2 di Max Allegri. Il neo-tecnico della Juve di lui ha detto: “Non va mai nel panico e non getta mai il pallone“. Insomma, Padoin non è solo un ciuccio di fatica. Sa anche giocare al pallone. E piuttosto bene.

Nella storia della Juventus, la conversione di Padoin non è una novità. Nella stagione 2004-2005, quando la Madama era un’armata esagerata, tale Manuele Blasi trovò spazio come terzino destro in mezzo a una marmaglia di fenomeni quali Thuram, Cannavaro, Zambrotta e compagnia. Lo stesso accadde, nel corso degli anni, a personaggi come soldatino Di Livio (il soprannome è tutto un programma), Beppe Furino, Gianluca Pessotto e, in tempi recenti, Emanuele Giaccherini. Simone Padoin è solo l’ultimo della lista. E’ l’ultimo dei gregari, quelli che nel ciclismo come nel calcio cantano e portano la croce. E, in tutta sincerità, fa un enorme piacere. Perché la vittoria di Padoin non è una semplice conquista personale: è la vittoria degli ultimi.

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *