Matteo Masum
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Regionali: lo scacco della democrazia borghese

In Emilia Romagna ha votato solo il 37,70% degli aventi diritto, in Calabria il 44,08

Regionali: lo scacco della democrazia borghese
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Solo Matteo Renzi, anziché commentare con un “Ho sbagliato tutto, me ne vado”, poteva allegramente twittare un “Due a zero netto”, come se si trattasse di una vittoria della sua Fiorentina. In realtà, queste elezioni regionali hanno segnato lo scacco della democrazia borghese, ormai del tutto incapace di rappresentare i reali bisogni delle classi lavoratrici.

ASTENSIONE ALLE STELLE- “Sconfitta per la democrazia”. E’ stato questo il giudizio ripetuto da più parti (fatta eccezione, ovviamente, per Matteo Renzi). In Emilia Romagna non ha votato nemmeno il 40% degli aventi diritto, in Calabria poco più del 44%. Difronte a questi dati inequivocabili, parlare di vittoria o sconfitta per uno o l’altro degli schieramenti è, semplicemente, ridicolo. Già, il PD arriva primo, conquista entrambe le regioni ed evidenzia il distacco che separa il partito di Renzi da tutti gli avversari. Il Movimento 5 Stelle va male in Emilia-Romagna, mentre naufraga in Calabria. Forza Italia è addirittura doppiata dalla Lega Nord, unico partito a potersi dire soddisfatto al termine di questa tornata, in Emilia. Per gli altri, solo le briciole. Ncd è un partito di carta, e non attende altro che sciogliersi in un qualsiasi soggetto, la Sinistra “tsiprassiana”, senza Sel, se la cava nella “rossa” Romagna (ottimo risultato a Bologna), ma è evidente che abbia ancora da lavorare per liberarsi dalle ambiguità che l’hanno contraddistinta fin dall’inizio.

STRADA SBARRATA- E’ un altro, tuttavia, il distacco rilevante e significativo da sottolineare. Tra la classe dirigente liberale ed i cittadini ogni legame, se non è definitivamente spezzato, poco ci manca. L’exploit del M5S ha illuso la borghesia di poter contenere la protesta sociale incanalandola nel il consenso verso un soggetto politico, movimento o partito che fosse, rivelatosi, agli occhi delle classi lavoratrici, incapace di rappresentare i loro interessi. L’appoggio incondizionato offerto dall’alta finanza a Matteo Renzi dimostra, invece, che le carte a disposizione del capitalismo italiano sono finite, e non resta che affidarsi all’uomo forte, giovane e simpatico. Lo stesso Matteo Salvini è funzionale a questa tattica, ormai sempre più logora. Difficile dire per quanto ancora questo bluff reggerà, ma è chiaro che non c’è una via d’uscita nel tunnel in cui si è infilata la borghesia.

L’ALTERNATIVA- Matteo Renzi esulta, ma la sua gioia è tanta ipocrita quanto effimera. La rabbia sociale ha ampiamente oltrepassato la soglia di controllo, e soltanto la mancanza di un’alternativa ha consentito al sistema di mantenersi in piedi. Il tempo, tuttavia, sta scadendo. E l’alternativa c’è, è sempre la stessa almeno dal 1848. La sinistra radicale deve liberarsi dai lacci dell’opportunismo, e comprendere che Tsipras va bene, ma non può essere la soluzione. I sindacati potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo, ma, a loro volta, dovranno avere il coraggio di abbandonare l’illusione della concertazione e del compromesso. I lavoratori non aspettano altro che rompere con la democrazia borghese, e prendere in mano il loro destino.

Matteo Masum

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