Modestino Picariello
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Galliani, Agnelli e quella corsa a negare la storia

Galliani vuole perdere l'Identità, Agnelli perdonare Moggi: due storie sul fatto che la storia non insegni proprio nulla

Galliani, Agnelli e quella corsa a negare la storia
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Che il presente del calcio italiano non sia proprio roseo è sotto gli occhi di tutti. C’era una cosa però che resisteva: il nostro passato pallonaro, un passato bellissimo fatto di storie più o meno edificanti, ma tutte avvincenti, ma soprattutto con identità chiare e definite, vuoi dalla storia, cuoi dai tribunali. Ecco, forse stiamo per perdere pure quello

Andrea Agnelli: lo schiaffo alla storia della possibile la riabilitazione di Moggi

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GALLIANI TROPPO INTELLIGENTE…. – Una delle lezioni che prova ad insegnare la storia è che, soprattutto in tempi come questi, l’identità si preserva, perché l’identità ha un valore. Economico ovviamente, ma soprattutto affettivo e di appartenenza. Molti tifosi saprebbero spiegare perché sono del Milan o dell’Inter assai più di come saprebbero spiegare perché votano destra o sinistra. A parte questo, ogni marchio porta soldi sicuri, è un brand . Allora perché mischiarli? Lo spiega Galliani, rifacendosi ad una vecchissima idea del secolo scorso. La rappresentazione delle città in partite speciali (es: Milano contro Madrid, composta da un mix delle squadre milanesi da un lato e di Real e Atletico dall’altra) porterebbe appeal, soldi e fama. Tutto giusto? Ni, perché ad essere scontenti, in Italia, sarebbero soprattutto i tifosi delle due squadre, per niente felici di di dover dividere la maglia col nemico (sportivo, of course) per 90 minuti. Contenti sarebbero tutti gli altri però, e, come si dice, pecunia non olet. Peccato che Galliani dimentichi che il tifo è prima di tutto un amore viscerale che non vuole tradimenti, neanche per una degna causa. Per fare soldi, non si giochi con la storia: La fede è una, non va tradita……

….AGNELLI TROPPO IMPROVVIDO – “L’imputato viene condannato a due anni e 4 mesi per aver avuto […] una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità“. Fermo restando il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, se voi foste una società di calcio, sareste entusiasta di essere associata a quest’uomo? Beh, la capolista del campionato sì, e Andrea Agnelli sarebbe fiero di riaccoglierlo a braccia aperte! Inutile dire che l’uomo di cui stiamo parlando è sempre lui, Big Luciano, che per fortuna ha tolto le castagne dal fuoco a tutti con una bella provocazione che mette tutti d’accordo nell’essere in disaccordo. “Perdonato? Io dovrei essere elogiato, si comportavano tutti come me”. Per fortuna sopra di tutto c’è la condanna (vedi sopra) e la radiazione di Big Luciano che toglie questo pericolo almeno per un po’, ma anche stavolta la storia è stata disattesa. Una delle lezioni, oltre al succitato detto, è che se vuoi rifarti una verginità (sempre sportiva, si intende) non puoi  che circondarti di persone più che oneste. Ok, la Juventus non l’ha mai fatto, in effetti, ma così è troppo! A tirare troppo la corda….

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