Matteo Masum
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Landini scivola, la piazza lo sorregge. Ora il passo successivo

Il segretario della Fiom:" Renzi non ha il consenso delle persone oneste". Poi si scusa. I lavoratori sono dalla sua parte, ma è il momento delle occupazioni

Landini scivola, la piazza lo sorregge. Ora il passo successivo
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Maurizio Landini alla testa del corteo a Napoli

Maurizio Landini alla testa del corteo a Napoli

Circa 20 mila persone hanno percorso le strade di Napoli per protestare contro le politiche scellerate del governo Renzi, e, segnatamente, contro il Jobs Act. In testa, ovviamente, il segretario della Fiom Maurizio Landini, seguito dai suoi fedeli metalmeccanici. In coda, i partiti della sinistra dura, da Rifondazione al Pmli, passando per il Pcl ed Ac. Nel mezzo, qualche altra sigla sindacale, tra cui la CUB. Insomma, gli ingredienti giusti per una manifestazione abbastanza riuscita.

LA BANDA DEGLI ONESTI- Attesissimo sul palco di Piazza Matteotti, Maurizio Landini è scivolato ai microfoni di Sky, durante il corteo, quando ha dichiarato che Renzi non avrebbe l’appoggio delle persone oneste. Un’affermazione pesante, e, senz’altro, non veritiera (lo stesso Landini ha provato a correggere il tiro già durante il comizio finale). Chiaramente, lo scontro tra i due campi politici, da una parte il Premier, sostenuto dai mercati e dall’alta finanza (tralasciando l’irrilevante sostegno da parte di Alfano), dall’altra il segretario della Fiom ed i lavoratori, è arrivato ad una tensione tale da rischiare, come accaduto, di effettuare delle uscite a vuoto. Un errore, quello commesso da Landini, che, non dubitiamo, verrà sfruttato da Renzi, assai più abile del suo dirimpettaio sul terreno della dialettica.

LA PIAZZA C’E’- Per fortuna del segretario della Fiom, a sostenerlo c’è una piazza caldissima. Anzi, a giudicare dalle riuscitissime manifestazioni del 25 Ottobre a Roma e del 14 Novembre a Milano, la protesta sociale contro il governo Renzi è diffusissima. L’attacco da parte del premier nei confronti di lavoratori e studenti (presenti in massa ieri, così come la scorsa settimana a Roma e Milano), condotto in nome di una politica economica, quella neoliberista, scartata dalla storia come una buccia di banana, ha prodotto una mobilitazione che in Italia non si vedeva da anni (almeno dal 2010).

IL PASSO SUCCESSIVO- Manca, a Maurizio Landini così come alla Camusso ed a buona parte della Cgil, il coraggio di compiere il passo ulteriore. Ancora ieri, Landini ha quasi invocato la riapertura delle trattative con il governo. Una posizione che tradisce la logica della concertazione e del compromesso, sovente al ribasso, la quale ha dominato il più grande sindacato italiano negli ultimi 30 anni. La piazza, o comunque vasti strati delle classi lavoratrici, ha dimostrato di voler rompere con ogni forma di opportunismo. Ast, Titan, Ilva, sono tutti esempi di come i lavoratori siano pronti a prendere in mano il loro destino. Il passo seguente da compiere, per tutta la Cgil, è lasciarsi alle spalle ogni speranza, utopica prima che vana, di poter riprendere le trattative con il governo, e produrre una vera, l’unica possibile, alternativa a questo modello. A cominciare dalle occupazioni delle fabbriche. I tempi non soltanto sono maturi, ma stanno cominciando a marcire.

Matteo Masum

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