Simone Viscardi
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Storie di Sport: Rivera, il derby e la nascita della moviola

Nel 1967, il 'Golden Boy' impatta un derby con una rete molto controversa. Gol o non-gol? A decretarlo ci pensa un nuovo strumento televisivo: la moviola

Storie di Sport: Rivera, il derby e la nascita della moviola
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Gli italiani, si sa, sono un popolo che definire complesso è un eufemismo. Adorano il calcio, ma prima di ogni cosa amano alla follia le discussioni su di esso. Ogni lunedì mattina, nei bar di tutta Italia infervorano i dibattiti riguardanti gol, falli, fuorigioco e decisioni – ovviamente sempre e perennemente sbagliate – degli arbitri. I media lo sanno, e marciano allegramente su questa tendenza con  talk show e programmi vari a sfondo apparentemente sportivo, ma dal reale scopo di fomentare discussioni infinite che mai arrivano a una qualche conclusione. Regina incontrastata di tutto questo è la moviola, sinistro mezzo di giustizia privata, invocata da molti (Aldo Biscardi e Sepp Blatter in testa) e ripudiata da altrettanti (come il presidente dell’Uefa Platini, uno che di calcio forse se ne intende di più rispetto agli atri due pittoreschi personaggi). Volenti o nolenti, la moviola fa parte della nostra cultura (?) calcistica, almeno quanto la maglia azzurra o le vittorie sui tedeschi. Nella settimana del derby di Milano, è curioso ricordare come la sua nascita sia legata proprio ad una stracittadina della Madonnina. Era il 1967, e il protagonista, destinato a entrare per ben altri meritevoli motivi nella Hall of Fame del nostro calcio, è – per dirla con Brera – l’Abatino, al secolo, Gianni Rivera.

Il contestatissimo gol di Gianni Rivera.

Il contestatissimo gol di Gianni Rivera

OLTRE LA RIGA! O FORSE NO – La Milano calcistica degli anni Sessanta ha prodotto uno dei dualismi più genuini e appassionanti della Storia del Football tricolore. Da un lato la Grande Inter del freddo Herrera, genio della panchina e della psicologia applicata al gruppo; dall’altra, la semplicità – nell’accezione più positiva del termine – ruspante del Milan di Nereo Rocco. Il Paròn e il Mago non avrebbero potuto essere più diversi, e i Derby di quegli anni avrebbero mille storie da raccontare. Il 22 ottobre del 1967 Milan e Inter si scontrano, con in palio non solo la supremazia cittadina, ma anche quella nazionale. Le due squadre sono le migliori del lotto, infatti, a fine stagione, il titolo andrà proprio alla compagine rossonera, mentre gli interisti saranno finalisti di Coppa dei Campioni. In campo però è l’Inter a comandare, e a passare in vantaggio con il peruviano Victor Benitez, contro un Milan in difficoltà. A poco meno di un quarto d’ora dal termine arriva il momento clou. Il fuoriclasse rossonero raccoglie un cross dalla sinistra, e col suo destro inimitabile sfodera un gran tiro di controbalzo. La palla, calciata fortissima, coccia contro la traversa schizzando verso il prato…e la linea! La difesa nerazzurra spazza il pallone vagante, ma l’arbitro è sicuro: la palla è entrata, gol per il Milan!

SASSI IL PRECURSORE – Il derby finisce 1 a 1, ma le polemiche non si arrestano. Alla Domenica Sportiva, il dibattito è caldo, e il conduttore Carlo Sassi ha un’idea geniale. Rallentare fino all’estremo le immagini, per capire in modo inequivocabile quale fosse la realtà. Il replay, sezionato in ogni suo frame, non lascia adito a dubbi: la palla non è entrata del tutto, non era gol. I nerazzurri gridano al furto, i rossoneri sembrano costernati, ma sotto i baffi se la ridono per la duplice beffa perpetrata ai rivali di sempre. Sassi gongola per lo scoop, ma non sa ancora come il suo intuito abbia partorito un demonio. Domani sera sarà ancora derby di Milano, e a prescindere dal risultato sappiamo tutti come finirà. Alla moviola, no?

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