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Storie di Sport: la Lazio, Simeone e i pesci in faccia alla Signora

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L'aquila contro la zebra.

Il Primo di aprile, in diversi paesi del Mondo, ha assunto da secoli il ruolo di colpo di coda del Carnevale, ultima spiaggia di burloni e scherzaioli per mettere in scena le proprie malefatte. L’origine della tradizione del Pesce d’aprile non è certa, c’è chi parla della Francia medievale, e chi addirittura scomoda le ancestrali celebrazioni dell’antica Grecia. Qualunque sia la natura di questa ricorrenza, in molti nel corso degli anni hanno voluto – in maniera più o meno marcata – renderle onore, inventandosi scherzi sempre più elaborati e beffardi. Ovviamente, il primo Primo d’aprile del nuovo millennio non poteva esimersi, e ha regalato alla Juve uno degli scherzi più maligni della sua Storia. Non ci è dato sapere se in Argentina ci sia questa usanza, ma quello che sappiamo è che al Cholo Simeone deve essere piaciuta molto, visto il modo in cui si è preso gioco dei bianconeri. Riavvolgiamo il nastro della Storia, e torniamo al 1° aprile del 2000, la serata dei Pesci Volanti.

SCONTRO FRA TITANI – La Serie A di fine anni ’90, per chi se la fosse persa, è stata il centro del mondo calcistico. Tutti, ma proprio

L'ex allenatore biancoceleste Sven Goran Eriksson.

L’ex allenatore biancoceleste Sven Goran Eriksson

tutti i più grandi fuoriclasse del periodo sono passati da qui. Il bello è che questi non hanno rimpolpato solo le fila dei 3 classici Top Teams nostrani, ma anche di qualche squadra non proprio abituata alle alte sfere del campionato. Una delle realtà più belle è stata sicuramente la Lazio di Sven Goran Eriksson. Certo, lo scandalo Cirio ha poi fatto capire da dove arrivava la liquidità per costruire un’armata del genere, ma quello che rimarrà alla Storia sarà un “equipo” – e lo spagnolo non è usato a caso – di uomini straordinari. Nesta, Mihajlovic, Stankovic, Veron, Nedved e Salas, solo per dirne alcuni, hanno impreziosito l’organico dei biancocelesti, portandoli a conquistare la Coppa Italia, l’ultima Coppa delle Coppe e, in seguito, la Supercoppa Europea, sconfiggendo il temibilissimo Manchester United di David Beckham. Per chiudere alla grande un ciclo del genere, sarebbe servito vincere almeno uno scudetto. Niente di più facile, diranno i più sprovveduti, con un collettivo così come puoi non vincere. Certo, la Lazio era fortissima, ma la Juve l’avete vista? Ancelotti – tecnico bianconero – aveva in mano un organico di primissimo ordine. Nomi come Zidane, Del Piero, Inzaghi e Davids sarebbero stati capaci di far tremare chiunque. Infatti, la Vecchia Signora in quella Serie A ’99/2000 veleggiava indisturbata al primo posto, mentre gli sforzi encomiabili della Lazio l’avevano mantenuta a -6, alla vigilia dello scontro diretto. Al Delle Alpi, le due squadre si affrontarono, l’una con lo scopo di chiudere il discorso, l’altra – viceversa – per riaprirlo.

ROSSO DI RABBIA, BIANCOCELESTE DI GIOIA – La Juve, con l’autorità conferitagli dal suo status nobiliare, comanda le operazioni fin dal calcio d’inizio. La porta di Ballotta – in sostituzione del titolare Marchegiani – viene bombardata dai cecchini sabaudi, ma l’estremo difensore romagnolo resiste agli assalti. A 36 anni, per Ballotta si parla già di ritiro a fine stagione, ma la Storia avrà per lui un altro destino. In ogni caso, sono i ragazzi di Ancelotti a fare la partita, con i biancocelesti in affanno e pericolosi col solo Nedved. La beffa, clamorosa e puntuale, arriva nella ripresa. Ciro Ferrara, esperto centrale juventino, si fa cacciare per doppia ammonizione al 65°minuto. Il sopracciglio di Ancelotti capta l’atmosfera strana, raggiungendo vette frontali mai esplorate. E ha ragione, perchè un minuto dopo, Juan Sebastian Veron (anche lui argentino, altro indizio che il “Pesce” potrebbe esserci anche da loro) pennella sulla testa di Simeone un cross delizioso. El Cholo colpisce nel cuore dell’area, proprio dove avrebbe dovuto esserci Ferrara, e spedisce la sfera alle spalle di Van der Sar. Gol, 1 a 0, Pesce d’aprile in faccia alla Signora e campionato riaperto a un mese dalla fine. Uno scherzo maligno, terribile per chi lo subisce ed estremamente soddisfacente per il sadico autore dello scherno. E la Lazio non era sicuramente squadra dal cuore tenero, dato che da li a qualche settimana – complici Collina e il pantano di Perugia – scucirà all’ultima giornata lo Scudetto già quasi confezionato sulle maglie della Juve. In quel caso la data era quella del 14 maggio, la festa della Mamma, ma non della Signora.

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