Jacopo Bertone
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Nedved e Candreva: la dinamite ai piedi e la Lazio nel cuore

"Ritorno al Futuro" ci porta a vedere due aquile dalle tinte un po' zebrate e dalla classe cristallina: Pavel Nedved e Antonio Candreva

Nedved e Candreva: la dinamite ai piedi e la Lazio nel cuore
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due stori e da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

Le partite, come recita il mantra, si decidono a centrocampo, in particolare sulla fascia,il luogo della fantasia, dell’estro, dei cambi di ritmo: Nedved e Candreva la interpretano in maniera simile, abbinando ai loro polmoni inesauribili dei piedi in grado tanto di confezionare assist al bacio quanto di sprigionare delle bombe micidiali per ogni portiere; questa settimana si parla di loro, due grandi esterni che incarnano perfettamente l’ideale biancoceleste e che hanno elevato la balistica ad arte!

Pavel Nedved, 207 presenze e 51 reti con la Lazio

Pavel Nedved, 207 presenze e 51 reti con la Lazio

PAVEL IL BIONDO – Un giovane guerriero di fuoco in arrivo dalla freddissima Praga: questa era l’etichetta con cui Pavel Nedved è arrivato alla Lazio dopo 4 anni con lo Sparta, squadra con la quale ha vinto ben 3 campionati, mentre tra le fila dei biancocelesti riuscirà a portarne a casa “solamente” uno, storico, leggendario, il primo dopo una vita di successi appannaggio di Juventus, Milan ed Inter. Gioca bene il biondino, i tifosi adorano la sua effervescenza,  fa tutta la fascia annullando i pari-ruolo in fase di non possesso e saltando come birilli gli avversari nella metà campo offensiva, questo perchè ha una corsa da atleta olimpionico ed è in grado di crossare, dribblare e soprattutto TIRARE con entrambi i piedi, lui che in teoria sarebbe mancino. Dalla Lazio alla Juve: nel 2001 Luciano Moggi lo porta a Torino per 70 miliardi dando il via a una storia d’amore che continua ancora oggi, nonostante il ceco abbia appeso gli scarpini al chiodo da un pezzo. La vita bianconera del classe ’72 è costellata di avvenimenti importanti come le vittorie (2 campionati più 1 revocato), di sconfitte (la finale di Manchester, per altro non disputata dal nostro), di momenti difficili e al contempo epici come quello della retrocessione in Serie B, già, la Serie B: al momento del fattaccio Pavel è uno dei centrocampisti più forti del mondo, ha un pallone d’oro in bacheca e l’età giusta per ambire ancora a qualcosa di importante, ma non ci pensa due volte e segue la sua Vecchia Signora all’inferno, riportandola immediatamente in paradiso e successivamente vegliando su di lei, da dirigente, durante il triennio vincente dell’era Conte. Avrebbe potuto andare all’Inter di Mourinho nell’anno del triplete, avrebbe potuto continuare a calciare solo di sinistro, avrebbe potuto amministrarsi per giocare un po’ di più, invece no: Nedved è questo, un uomo che vive con passione ogni avventura in cui s’imbarca, dando il 110% ogni giorno, nella convinzione che un vincente non è chi sceglie la via più facile, ma chi dà tutto sé stesso per arrivare in fondo a quella difficile.

ANTONIO IL MORO – Romano verace dallo sguardo gentile, Antonio Candreva non cresce calcisticamente nelle grandi squadre della capitale, ma sceglie una strada più impervia (toh!), quella della Lodigiani, che lo porterà successivamente alle giovanili della Ternana. E’ interessante ma un po’ acerbo quel ragazzo, alto ma senza molti muscoli,”nè carne nè pesce” dicono gli allenatori, tuttavia è intelligente e in campo fa sempre la cosa giusta, questo gli vale il passaggio tra i professionisti: 3 anni in rossoverde prima di venire notato da quei geni dell’Udinese che, ovviamente, ci vedono giusto; anche se non c’è spazio per lui in Friuli, lo comprano e lo mandano in prestito al Livorno, dove conquisterà una promozione e soprattutto farà vedere qualità importanti, mettendo in mostra una duttilità tattica (trequartista, esterno, mezzala: per Antonio è lo stesso) e un potenziale offensivo molto intriganti, fin quando in un giorno di Gennaio arriva una telefonata, è la Juventus: solo 6 mesi per Antonio all’ombra della Mole, giocando ogni partita come se fosse l’ultima e risultando infine come una delle pochissime note positive di una stagione disastrosa, eppure la società non lo conferma e se ne pentirà amaramente! Dalla Juve alla Lazio, passando per Parma e Cesena: nel 2012 fa ritorno nella propria città d’origine, sponda biancoceleste dove, dopo qualche polemicuccia iniziale legata a un suo presunto flirt infantile con la Roma, Antonio conquista tutti con un atteggiamento sempre positivo e frizzante, tanto nelle dichiarazioni post-partita quanto sul rettangolo verde. Vince un’epica Coppa Italia proprio ai danni dei giallorossi, diventa capitano, fa grandi miglioramenti, sviluppando un tiro da fuori area che sembra una conclusione da “Holly e Benji” e che miete numerose vittime, non a caso finora è stato capace di realizzare ben 25 goal nelle 122 presenza nella squadra di Lotito.

Due uomini tutto d’un pezzo, due grandi “calciatori” (in tutti i sensi), due che non hanno rifiatato un solo attimo della loro vita, due laziali insomma che hanno avuto parabole opposte ma per certi versi identiche, sempre partendo da quella fascia, perchè è da lì che nasce la magia del calcio!

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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