Antonio Casu
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La pausa per le Nazionali è finita: finalmente torna il campionato

Maledetta da tutti, è la causa principale di noia nelle domeniche di tanti italiani

La pausa per le Nazionali è finita: finalmente torna il campionato
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Quindici giorni. Quindici maledetti giorni. Due settimane di pensieri, polemiche, idee e qualche strana partita qua e là. La pausa per le Nazionali è l’incubo di tanti amanti incalliti del gioco del calcio. Per molti italiani, la Nazionale è un argomento interessante unicamente durante Europei e Mondiali. Della grande Croazia che umilia l’Italia a San Siro non gliene frega niente a nessuno. Delle amichevoli, test credibili solo sulla carta, ancora meno. Una bella partita a calcetto tra amici è più intrigante del marcatore di Bulgaria-Malta.

Finita la pausa per le Nazionali, torna il campionato ed il derby di Milano

Finita la pausa per le Nazionali, torna il campionato ed il derby di Milano

È CALCIO DI SERIE B, MA È CALCIO!  – Lasciate da parte le Nazionali, torna il campionato. Finalmente. Brutto, qualitativamente scadente, pregno di veleni e ombre, ma nessuno può farne a meno. Il derby di Milano, portata principale del menù del prossimo turno, è atteso con ansia. Quantomeno è concepibile come esercizio calcistico. La Nazionale no, quella no. L’Italia, finché non arrivano gli appuntamenti più importanti, non è altro che un noioso rituale. Una sorta di boccone amaro da ingoiare prima del dessert. Una messa alla quale partecipare prima di una bella serata al pub. Il senso di fastidio e irritazione è tipicamente italiano. Si diventa nazionalisti solo quando c’è qualcosa di concreto in ballo. Tutto il resto è astrazione. E noia. Per maltesi o sammarinesi le pause per le Nazionali sono una festa. Per gli italiani no, sono un peso.

L’OSSERVATORE CONTE – Qualcuno penserà: “Ah, che bello, l’Italia di Conte non tornerà in campo fino a marzo!”. L’improbabile coppia d’attacco Zaza-Immobile e l’inesistenza di un terzino italiano all’altezza di un capello di Maldini saranno solo un vago ricordo. L’unico a non gioire è il povero Conte. Bestia da campo, abituato a gestire la caserma per 365 giorni all’anno, si troverà a dover girovagare per l’Italia alla ricerca di qualche nome decente da convocare. Non potrà ordinare a nessuno di correre e scattare, se non al suo cane. Fino a marzo. Osserverà malinconicamente i suoi colleghi intenti a divertirsi e la sua pausa sarà molto ancora più difficile da gestire. Altro che quindici giorni.

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