Orazio Rotunno
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Altro che America, Italia paese delle opportunità: invadete pure!

Ieri "Le comiche" al Luigi Ferraris di Genova: non una, nemmeno due, ben tre invasioni nel giro di pochi minuti sotto il naso di steward e polizia

Altro che America, Italia paese delle opportunità: invadete pure!
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Chi ha mai detto che siamo in crisi, che l’Italia è un Paese per vecchi e che bisogna migrare per avere gloria? Chiedetelo a dei croati, serbi, o albanesi: loro hanno creduto in noi, hanno varcato la nostra “Terra” e ne hanno fatta la loro. E noi non potevamo accoglierli con maggior benevolenza, facendoli entrare nei nostri stadi con fumogeni, petardi, razzi e perchè no, con tanto di giro turistico in campo nel bel mezzo della partita. Ma non ad un solo fortunato, perchè noi siamo un popolo accogliente, ne facciamo entrare tre! E se qualche serbo vuole anche venire appositamente per non far disputare una partita di calcio, beh, l’Italia è il posto giusto.

TE LA DO’ IO L’AMERICA! – Ma quale Paese dei privilegiati? Provate ad essere un giornalista, con tanto di accredito stampa e tesserino dell’ordine dei giornalisti: volete entrare con una bottiglietta d’acqua perchè vi si impasta la bocca durante una radiocronaca? Ma siete pazzi? Se proprio volete portarvi qualcosa dentro lo stadio pittatevi la faccia, armatevi di bombe e spranghe, poi forse ne riparliamo. Quando finiremo di far ridere di noi il mondo intero sarà troppo tardi, per ritrovare una reputazione decente e rialzare la testa. A San Siro, lo stadio degli stadi italiani, gli hooligans croati sono arrivati in 5 mila facendo i loro porci comodi, totalmente indisturbati ed armati di qualsivoglia tipo di razzo o petardo. E a loro frega poco se questo costerà, o potrebbe costare, una sconfitta a tavolino: la loro mentalità viaggia ben oltre il risultato di una partita di calcio, l’obiettivo è incutere timore e rispetto, nella loro visione contorta di quest’ultimo, una dimostrazione fra bande patriottiche di chi è il più forte e tiranno. Abbiamo permesso ad un Ivan qualunque, anni fa e sempre a Genova, di venire in Italia e riuscire esattamente in quello che si era prefissato: non far giocare una partita. Roba che neanche il Papa o il Presidente della Repubblica in persona, se lo chiedessero, riuscirebbero a fare. Tra parentesi, penserete voi che quell’Ivan marcisca in galera o come minimo non metta più piede in qualsiasi stadio del globo, invece era in campo durante Serbia-Albania a prendere a calci e pugni qualsiasi albanese gli capitasse a tiro. Ieri la forma è stata diversa, più pacifica e patriottica nel senso buono del termine, ma la sostanza rimane la stessa: siamo una barzelletta. Tre invasioni nel giro di pochi minuti, tutti albanesi, chi con la bandiera in mano e chi desideroso di abbracciare qualche proprio idolo. In comune, in tutti questi tre casi, vi è l’Italia: non sappiamo più dove mettere la faccia, visto che l’unico posto in cui starebbe bene sono occupati da politici, prefetti e questori che non adempiono al proprio dovere.

L’ultima riflessione, nel bene e nel male, nasce dal punto in comune che le tifoserie di Serbia, Croazia ed Albania manifestano: il forte attaccamento alla loro Patria. Pessimi modi di dimostrarlo, nella maggior parte dei casi, ma in alcune circostanze l’indifferenza con cui noi viviamo l’essere italiani è anche peggio: certo, chi è a capo di questo Paese, non fa molto per farci innamorare di Lui.

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