Antonio Foccillo
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Quel derby di Champions League, quanti ricordi

Derby storico in semifinale di Champions League nel 2003. Davanti due squadre immortali

Quel derby di Champions League, quanti ricordi
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C’era una volta il derby di Milano, il derby della Scala, il derby più scintillante d’Europa. C’era il Derby, con la d maiuscola. Quello che ogni calciatore sogna di poter giocare in carriera, anche solo per cinque minuti. Milan-Inter c’è ancora, stiano tranquilli i tifosi, finchè ci sarà il calcio nessuno lo toglierà. Ma non ce ne vogliano i vari El Shaarawy, Torres, Icardi e Kovacic, prima era un’altra storia. Se ora ci si gioca un terzo (forse meglio dire quarto-quinto) posto in classifica, dieci anni fa ci si giocava ben altro. Una finale di Champions League.

Maldini in tackle su Hernan Crespo

Maldini in tackle su Hernan Crespo

IN PALIO C’E’ LA FINALE DI CHAMPIONS, MILANO E’ IL CENTRO DEL MONDO – Correva la stagione 2002-2003. La Juventus dominava come oggi, aggiudicandosi lo scudetto con notevole anticipo sulle inseguitrici, guarda caso proprio Milan e Inter. Ma il centro del mondo e dell’attenzione di tutti i tifosi nel mese di maggio fu inevitabilmente Milano. Tre squadre in semifinale di Champions, di cui uno è incredibilmente il derby tra rossoneri e nerazzurri. La squadra allenata allora da Carlo Ancelotti veniva dall’incredibile vittoria contro l’Ajax grazie al goal sullo scadere di Jon Dahl Tomasson. Certo nella memoria di tutti c’è l’esultanza di Inzaghi, ma vi assicuriamo che il tocco del danese ci fu. L’Inter, allenata da Hector Cuper, aveva eliminato proprio l’ex squadra de ‘l’hombre vertical’ , il Valencia. E’ derby. Un sogno non solo per i tifosi di tutto il mondo, ma soprattutto per i giocatori. Giocare il derby di Milano e per di più con in palio una finale di Champions. Sono quelle occasioni che nella carriera si presentano una volta sola.

DUE PAREGGI, MA IL MILAN VOLA VERSO LA COPPA – L’andata tradisce le attese. E’ solo zero a zero. Il Milan può contare su Dida, con Buffon il numero al mondo in quel momento, Maldini, Nesta e Costacurta davanti al brasiliano, nomi che farebbero impallidire chiunque, tanto più se ti chiami Rami, Mexes o Bonera. Centrocampo di sostanza con Brocchi e Gattuso, ma con le geometrie di Rui Costa e la fantasia di Clarence Seedorf. Gente che dava del tu al pallone per intenderci. In avanti una delle coppie goal più amate dai  tifosi rossoneri: Sheva-SuperPippo. C’è bisogno di presentazioni? Dall’altro lato un’Inter molto abbottonata, con un quintetto di difesa composto dall’immenso capitano Zanetti e Coco sugli esterni e tre centrali Cannavaro, Materazzi e Cordoba, i primi due però ancora lontani parenti dei campioni del mondo di tre anni dopo, ma comunque giocatori di livello e ampiamente meritevoli di trovarsi a giocare una semifinale di Champions. A centrocampo l’esperienza di Gigi Di Biagio, la tecnica di Emre e le volate, a fasi alterne a dire il vero, di Sergio Conceicao. In avanti Recoba-Crespo, che non riescono a scardinare la difesa avversaria. Il ritorno è la partita decisiva. Nel Milan si vede Pirlo in cabina di regia al posto di Brocchi, mentre nell’Inter viene gettato nella mischia Cristiano Zanetti. Sono però i rossoneri ad andare in finale, grazie al goal di Andrij Shevchenko al 45′ del primo tempo. A nulla vale il goal di Martins, entrato al posto di un deludente Recoba. A festeggiare è la Milano rossonera, che un paio di settimane più tardi sarebbe andata in delirio per la vittoria di un trofeo che mancava da nove anni, una vittoria dal sapore particolare, perchè conquistata a discapito degli odiati cugini e del secondo nemico di sempre: la Juventus.

 

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