Antonio Casu
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Serbia-Albania, la partita infinita: l’Uefa ha chiuso gli occhi

La documentazione presentata dalla squadra ospite inchioda i padroni di casa. La federazione europea dov'era?

Serbia-Albania, la partita infinita: l’Uefa ha chiuso gli occhi
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Una sentenza è quasi sempre discutibile, ma quando valica i confini del buon senso, si trasforma in un’ingiustizia. È il caso di Serbia-Albania, match disputato a Belgrado il 14 ottobre scorso. La partita, sospesa al 41′ del primo tempo a seguito degli scontri che hanno visto coinvolti i giocatori delle due squadre (causati dal volo in campo di un drone con la bandiera della “Grande Albania”), è stata poi chiusa dall’Uefa con un sostanziale pareggio (vittoria a tavolino della Serbia, penalizzata però di tre punti). La sentenza non ha però tenuto in considerazione il clima intimidatorio presente allo stadio nei confronti degli albanesi, vittime (con diverse colpe) trattate alla stregua degli aggressori.

Lo scempio di Serbia-Albania

Lo scempio di Serbia-Albania

UNA NUOVA VERITÀ – Un filmato inedito, inserito tra i documenti del ricorso presentato dalla federazione albanese all’Uefa (riportato in esclusiva da SportMediaset), evidenzia che il volo del drone è stato solo la punta dell’iceberg. A Belgrado è successo molto altro. La tifoseria serba (è quasi imbarazzante definirla tale), sostenuta dagli steward (figura che dovrebbe garantire l’ordine pubblico all’interno dello stadio), ha attaccato duramente i giocatori albanesi dal primo minuto dell’incontro con cori da guerra (“Uccidi gli albanesi, uccidi tutti gli albanesi, non deve rimanere nemmeno uno”) e attentati continui alla loro salute (il lancio di petardi e fumogeni non è un semplice atto intimidatorio). L’arbitro non ha inoltre sollecitato i giocatori albanesi a rientrare in campo. Il 3-0 a tavolino è stato stabilito anche sulla base del referto del direttore di gara (l’atteggiamento dell’Albania è stato giudicato alla stregua di un forfait).  L’Uefa non ha tenuto in considerazione tutto ciò e ha decretato un sostanziale 0-0 che scontenta tutti. Come se non fosse stato presente allo stadio. I delegati dov’erano? C’erano, ma hanno chiuso gli occhi.

NON GIOCARE AFFATTO O RIPETERE L’INCONTRO – È evidente che questo non è calcio e lo sport stesso ha perso il ruolo che aveva ai tempi delle Olimpiadi della Grecia antica (un messaggio di pace per fermare le guerre, non certo provocarle). I rapporti complessi tra Serbia e Albania (difficili sul piano politico, più positivi dal punto di vista delle relazioni economiche) sono sotto gli occhi di tutti, ma l’Uefa ha voluto comunque portare avanti l’incontro. Un’utopia pensare che non sarebbe successo nulla. Dal momento che la partita è stata giocata (e non sospesa tempestivamente), il risultato di una guerriglia non può e non deve inficiare i risultati sportivi. Ne va della credibilità di una competizione. E allora si rigiochi. Non in Serbia né in Albania o in qualunque altro Paese balcanico, ma ovunque si voglia, purché si rigiochi. Un pubblico neutrale (composto da bambini serbi e albanesi, perché no) in uno stadio neutrale sarebbe la cornice ideale per scrivere una pagina importante di sport e lanciare un messaggio importante ai due Paesi. Ivan il Terribile e tutti i suoi amici, criminali che con il calcio non hanno niente a che fare, potrebbero assistere all’incontro davanti alla tv. In un carcere.

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3 Responses to Serbia-Albania, la partita infinita: l’Uefa ha chiuso gli occhi

  1. Ale Modica 18 novembre 2014 at 18:37

    La UEFA e corrotta. Lo sapiamo tutti che chiude gli occhi davanti a questi animali serbi.

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  2. Ccc 18 novembre 2014 at 22:21

    Animale è chi da dell’animale… Fate pena.

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    • Antonio Casu 19 novembre 2014 at 11:46

      Il mio pezzo era finalizzato anche a lanciare un messaggio contro il razzismo. Rispondere in modo altrettanto razzista non è costruttivo

      Rispondi

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