Jacopo Bertone
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Mancini 2.0: ritorno alla Jordan o minestra riscaldata?

Come Lippi, Capello, Sacchi e tanti altri, Mancini fa ritorno nel luogo dove in passato fu osannato, ma il futuro cosa gli riserverà?

Mancini 2.0: ritorno alla Jordan o minestra riscaldata?
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E’ successo ciò che ogni cuore nerazzurro sognava da un pezzo: via Mazzarri e le sue scuse, dentro Mancini con ciuffo e classe al seguito; Inevitabile l’entusiasmo, l’ottimismo, la voglia di far rivivere i fasti del passato, ma proviamo a vedere i fatti da un’altra prospettiva, perchè se nei romanzi il ritorno dell’eroe è sinonimo di vittoria, nel calcio questa regola non vale sempre, anzi la storia è piena di squallidi minestroni rivitalizzati dal microonde, basti pensare a Lippi con la Nazionale, Zeman a Foggia, Sacchi al Milan, ma ci sono anche ritorni leggendari come quello di MJ ai Bulls, basti pensare allo stesso fumatore di sigaro viareggino e alla Juventus, a Capello e al Real Madrid o a Heynckes e al super Bayern Monaco: che ne sarà del Mancio e di questa Inter?

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ARMA A DOPPIO TAGLIO – Va detto che Mancini ha vinto solamente quando ha avuto a disposizione un parco giocatori di livello “internazionale”, da Ibrahimovic a Tevez, passando per Stankovic e Yaya Touré, motivo per cui sarà necessario stringere i denti fino a Gennaio o addirittura Giugno prima di veder spuntare un sorriso sul faccione del marchigiano dal momento che il parco giocatori attualmente a disposizione, nonostante i tanti applausi che non più tardi di qualche  mese fa si facevano alle trattative portate a temine da Ausilio, non è esattamente il massimo. Inoltre vien via caro il Mancio, si parla di quasi 4 sacchi a stagione, non pochi soprattutto se si pensa alla politica del braccino corto che Thohir sta portando avanti fin dal suo arrivo a Milano, il che potrebbe tramutarsi in un’operazione economicamente disastrosa agli occhi degli azionisti e della stessa proprietà se i risultati sportivi ottenuti non dovessero essere soddisfacenti. Obbligatorio, però, svestire i panni dei “gufi” a dar merito all’ex Manchester City di aver costruito un gruppo vincente in qualsiasi squadra è stato, garantendo una costanza di rendimento molto difficile da trovare nella storia di questo sport: ha gestito perfettamente la Lazio e la Fiorentina in anni di grande difficoltà economica, ha portato al successo l’Inter dopo decenni di vacche magre, ha mostrato ai Citizens cosa vuol dire vincere guardando dall’alto in basso gli odiati cugini dello United e a momenti non riesce nel colpaccio di rivitalizzare una squadraccia come il Galatasaray! Fiducia nel tecnico di Jesi dunque, se la meritano sia lui e che il suo staff, ma sarà fondamentale che la società lo appoggi sia nei momenti negativi che soprattutto in sede di calciomercato, affidando nelle sagge mani di “Bobby-gol” i giocatori giusti per riportare il popolo interista dove merita.

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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