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Real Madrid, torna “el miedo” in casa Merengue

Real Madrid, torna “el miedo” in casa Merengue
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Due pareggi consecutivi, quattro punti persi sul Barca e nervi a fior di pelle: il momento difficile del Real Madrid

Josè Mourinho, mister del Real Madrid

MADRID, 24 MARZO – C’è fermento, al di là dei Pirenei. La Liga, già considerata chiusa da settimane dopo l’incredibile volo preso da Mourinho e dal suo Real Madrid, si è clamorosamente riaperta. Il Barcellona, in soli tre giorni, ha ridotto lo svantaggio fino a sei lunghezze, sfruttando al massimo il doppio pareggio del Real, bloccato prima dal Malaga al Bernabeu e poi dal Villareal in Andalucia. Aggiungiamo a questo improvviso stravolgimento lo scontro diretto in programma al Camp Nou il prossimo 22 aprile, ed ecco disegnato il nuovo spettro color azulgrana che spaventa la Mourinho-band, improvvisamente tornata sulla terra dopo il volo pindarico del più dieci sui catalani.

In tutto questo calderone, non poteva mancare lo strascico polemico sugli arbitri, quasi come se gli spagnoli fossero all’improvviso divenuti invidiosi delle classiche polemiche Made in Italy. I due pareggi delle Merengues, infatti, sono stati entrambi colti nei minuti finali, e tramite calcio piazzato. Apriti cielo. Mourinho, come sempre alimentatore folle della “teoria del complotto” in salsa blaugrana, ha prima incassato il colpo contro il Malaga, per poi deflagrare alla grande dopo che Senna, al minuto ottantadue della gara in trasferta al Villareal, ha sfruttato al meglio lo spicchio di porta rimasto scoperto dopo il maldestro posizionamento della barriera by Iker Casillas. Esplosione fragorosa, non c’è che dire. Quattro espulsioni tra campo e panchina per il Real, che si vede cacciare dal campo Sergio Ramos (doppio meritatissimo giallo) e Ozil (rosso diretto per proteste) più lo stesso Mourinho e il vice Rui Faria. Al termine della gara, reazioni miste per i vari giornali iberici, da sempre campanilisti più degli stessi giocatori o allenatori: per Marca, quotidiano di orientamento “Merengue”  si parla di vero e proprio “Escandalo”, mentre sui rotocalchi catalani già fervono numeri e momenti della rimonta dei ragazzi di Guardiola, celeri ed efficienti ad abbattere, frattanto, Siviglia e Granada.

Di tutt’altra pasta la replica del giudice sportivo al casotto di Villareal, con squalifiche a pioggia comminate a Madrid e dintorni. Mourinho e Rui Faria sono stati squalificati per un turno, ed assisteranno a Real Madrid-Real Sociedad dalla tribuna, mentre tra i calciatori, Sergio Ramos è stato graziato (riscontrato un difetto di forma in relazione al primo giallo), con stop imposti invece a Ozil (un turno) ed a Pepe (due turni per insulti rivolti all’arbitro a fine gara). Tra le squalifiche, la più preoccupante è sicuramente l’ultima, perché sintomatica dello stato di grave difficoltà psicologica in cui versa il Madrid. Il silenzio stampa ordinato da Mou potrebbe placare un po’ gli animi della Bernabeu-zone, ma è indubbio che la squadra blanca risenta, ad oggi, di un pesante complesso di ansie e paure a tinte blaugrana, che fa immediatamente gridare al complotto od alla ladrata in caso di episodi dubbi giudicati o interpretati contro lo stesso Real. Figuriamoci poi quando questi episodi costano punti importanti per la corsa ad una Liga che Mourinho desidera strappare con tutte le sue forze all’odiato Barcellona, carnefice dell’ultima stagione merengue e rivale storico del club della capitale.

Aggiungiamoci poi l’ormai stucchevole dualismo con Guardiola, ed ecco servito un piatto mediatico d’oro per i media spagnoli e per lo stesso mister portoghese, che sappiamo sguazzanti come paperelle in laghi di parole e polemiche che finiscono per sotterrare esiti, responsi e vicende del campo. Piuttosto che concentrarsi sulla scelta degli insulti agli arbitri, sua e della sua truppa, consigliamo a Mourinho di provare a capire perché la sua supersquadra non riesca ad avere larga ragione, prima dell’ottantesimo, di compagini nettamente inferiori come Malaga e Villareal. Di provare a sfruttare le sue grandi doti di tattico e di mettere da parte per un po’ quelle del comunicatore e dell’agitatore di folle. Insomma, di dimenticarsi un po’ del lato italiano del suo carattere, quel versante polemico e irato che finirebbe per far assomigliare troppo il fùtbol spagnolo al calcio italiano delle controversie arbitrali. Provate a dire “Que viva Italia” o “Fratelli di Espana”, e vedrete che il suono è tutt’altro che dolce…

Alfonso Fasano

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