Elisa Belotti
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Sils Maria: tra le nuvole, l’interpretazione e la vita reale

Il nuovo film di Olivier Assayas, con Juliette Binoche, Kristen Stewart e Chloë Grace Moretz, e poi ci sono Sigrid e Helena

Sils Maria: tra le nuvole, l’interpretazione e la vita reale
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LA PIÈCE LA PREPARIAMO IN ENGADINA- Insomma, a Sils Maria non ci va solo Nietzsche. In questa località svizzera, infatti, si recheranno anche Maria Enders (Juliette Binoche, c’è bisogno davvero di dire che è sublime?), un’attrice ormai quarantenne e Valentine, la sua giovane assistente (Kristen Stewart nella sua migliore interpretazione). La carriera di Maria principia vent’anni prima, quando la diciottenne interpreta il ruolo di Sigrid, una giovane arrivista che seduce il suo capo Helena e la conduce al suicidio. Il titolo della pièce in questione è Maloja snake (ma di questo parleremo più avanti). La morte del drammaturgo cui Maria è molto legata e al quale ella deve tutta la sua fortuna professionale, conduce un giovane regista (Lars Eidinger) a girare il remake del film. Egli chiederà proprio a Maria di interpretare il ruolo di Helena: solo chi fu una volta Sigrid può essere ora Helena. Ma chi è Sigrid? E chi Helena? Sono due facce di una stessa medaglia o due personalità inconciliabili? Maria si dimostra inizialmente riluttante, ma la sua giovane assistente la convince ad accettare la proposta. Sils Maria (luogo in cui l’opera è stata concepita e sede della morte del suo autore) è la meta scelta dalle due donne per preparare la tanto sofferta interpretazione. Jo-Ann (la giovanissima Chloë Grace Moretz), una star hollywoodiana amata dagli adolescenti, interpreterà il ruolo di Sigrid. La parte del leone, in questo film di Olivier Assayas (la cui regia è impeccabile), la fanno Juliette e Kristen. La similarità tra la recitazione e il vivere è storia vecchia (non dimentichiamoci l’etimologia della parola “persona”: “personaggio mascherato”), ma in quest’opera le due dimensioni si mescolano al punto di diventare indistinguibili.  E ci perdiamo nel percorso che deve fare l’attrice per entrare nella parte, per capire quanto del personaggio che le è richiesto di interpretare sia parte di lei, quanto sia doloroso accettare di non essere più quell’emblema di freschezza e noncuranza che era Sigrid, per capire quanto sia viva – anche se vent’anni fa non ci sembrava così – Helena.

sils maria 2

Sils Maria

QUEI MALEDETTI TRAILER CHE INGANNANO. UN’ANALISI DEL FILM- Di cosa parla questo film? Di moltissime cose. Del rapporto tra due donne. Del legame tra interprete e opera. Del legame tra autore e opera. Del legame tra autore e interprete. Del legame tra l’uomo e se stesso: tra il se stesso presente e il se stesso che fu. L’eterna domanda: il mio me stesso è immutabile? Quante moltitudini contengo? (Oh, Whitman!). Della paura del tempo che scorre. Della magia di alcuni luoghi. Tutto questo, e molto altro, viene reso con maestria da Assayas le cui scelte tecniche riempiono gli occhi. E allora è magnifica la ripresa di Maria, in macchina, mentre si dirige all’albergo pronta a pronunciare il discorso di addio al suo adorato scrittore. Il vetro del finestrino, che si frappone tra l’obiettivo e Maria, imperlato da gocce di pioggia, colora il volto sofferente dell’attrice e crea un distacco dal suo dolore. Si erge come un muro sottile, lucido, tangibile: una patina tra noi e l’altro. Quella patina che sentiamo spesso, purtroppo, anche nella vita reale. Ma Assayas sa creare la magia e lo fa con le dissolvenze in nero (ma questo, illusionista, è un vecchio trucco). Ancor più abile quando, invece, riesce a creare magia con un documentario (Arnold Fanck, 1924, che vi mettiamo qui, guardate questo, non il trailer!) che è per eccellenza lo sguardo sul reale, eppure, qualche volta – come ora – ci sa mostrare quanto l’incanto risieda nella natura, senza bisogno di inventarselo. Questo film parla anche dell’uso di internet e dei social network. Maria e Valentine lo criticano, ma ricorrono sempre a quello stesso strumento. E poi, quella frase: Helena muore, ricorda, arrabbiata Maria. No, Helena sparisce, sottolinea Valentine. Non lo sai dove va, magari si reinventa in un altro luogo. E così, poi, Valentine sparisce. Lì, nel punto dove lo scrittore morì. Mentre Maria cerca di vedere il serpente che le nuvole formano a Maloja. Mentre Maria cerca di vedere cosa accade verso l’orizzonte, senza accorgersi che tutto accade – o smette di accadere – alle sue spalle. Così, il giorno della prima del remake a teatro, la Enders chiederà alla giovane Jo-Ann di guardarla di più dopo l’ultima battuta. Di lasciare che lo sguardo degli spettatori indugi ancora un po’su Helena. Ma di Helena non importa più nulla a nessuno, chiosa, arrogante, la giovane Sigrid. Dal trailer non capirete nulla di tutto questo. Anzi, c’è la possibilità che vi rechiate al cinema con aspettative sbagliate e che la visione ne sia rovinata. Non guardate il trailer.

PARLIAMO UN PO’ DI NUVOLE-  Il titolo internazionale del film è Clouds of Sils Maria. Vero protagonista del film è il Maloja snake. Di cosa si tratta? È un fenomeno meteorologico per cui le nuvole, in arrivo dall’Italia, si insinuano tra le montagne quasi formando un enorme serpente. Cosa resta davvero da dire, allora, di questo film? Capita spesso che qualche orafo delle parole di qualche tempo più anziano di noi abbia già detto, in un altro modo e in un altro contesto, quello che vorremmo dire noi ora. Inutile parafrasare la perfezione. Quello che si sente l’urgenza di dire, ora, lo scrisse Julio Cortazar nel 1965, a conclusione della sua opera La bava del diavolo (che già ha dato molto alla cinematografia, considerando che Antonioni trasse da questo racconto lo spunto per il suo indimenticabile Blow up). E allora, chiediamo nuovamente a questo orefice del linguaggio di prestarci le sue parole. E se ci domandiamo cosa resta, al fine, da dire su un film come questo, accettiamo che l’unica risposta possibile è «Quello che rimane da dire è sempre una nuvola, due nuvole…».

Elisa Belotti

 

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