Marco Tringali
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Parametro zero, e il bidone…è servito

Dopo gli affari bianconeri con Pogba e Pirlo, in Italia, la politica del presunto fuoriclasse a costo zero, segna il passo

Parametro zero, e il bidone…è servito
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Sembra trascorsa un’era geologica dal giorno in cui, gli effetti della sentenza Bosman,  rivoluzionarono le leggi del calcio mercato. Fino a metà degli anni ’90 i rapporti contrattuali dei calciatori non si scioglievano con il raggiungimento della data di scadenza, rimanendo pienamente operativo il vincolo con la società proprietaria del cartellino e obbligando chiunque vantasse pretese sul calciatore al pagamento di una somma. Con la sentenza Bosman, che prende il nome dal calciatore olandese del Liegi che esperì il ricorso presso gli organi competenti, la Corte di giustizia europea sancì l’applicabilità del trattato di Roma sulla libertà di movimento dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea. Da allora nacque il cosiddetto “parametro zero”, vale a dire la possibilità di svincolarsi a costo zero dal proprio club di appartenenza a scadenza di contratto. Una ghiotta opportunità della quale i club italiani hanno fatto incetta, soprattutto negli ultimi anni, caratterizzati da scarsa liquidità e penuria di giovani talenti. Di fatto il parametro zero ha consentito ai maggiori club la possibilità di accaparrarsi giocatori di chiara fama internazionale, senza svenarsi, arricchendo le rose di nomi di prestigio. Ma spesso dietro il parametro zero si sono celati ottimi affari economici, con pessimi risultati sul piano tecnico. Se la Juventus può vantare operazioni a costo zero di colossale fortuna, come quelle che hanno consentito a Pirlo e Pogba di vestire la maglia bianconera e occupare la scena calcistica internazionale da protagonisti, non altrettanto è possibile rendicontare decine di operazioni che si sono presentate col crisma di “veri affari”, ma che nella realtà del campo si sono rivelate autentiche “bidonate”. Proprio negli ultimi anni l’acquisto a parametro zero è diventato una vera e propria maledizione per le squadre milanesi, che raramente hanno tratto giovamento dall’acquisto a saldo di nomi prestigiosi. L’ultimo dei quali “El nino” Torres, che vanta nove presenze e un solo goal all’attivo con la maglia del Milan, condite da prestazioni caratterizzate da infortuni e scarso rendimento atletico. Ma non è il solo parametro che passerà alla storia come un campione a saldo dai piedi bucati. Che dire del francese Menez, dei difensori Alex e Mexes, di Kakà cavallo di ritorno a costo zero, per non parlare di Essien ancora oggetto misterioso.

Nemanja Vidic, dopo i fasti di Manchester, i fischi di San Siro

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Anche l’altra sponda di Milano ha sofferto un  cattivo rapporto con gli acquisti di giocatori “figurina”. Esemplare il rendimento dell’ex Manchester Nemanja Vidic, che si è reso protagonista, in questa prima fase di stagione, di clamorose topiche nella difesa colabrodo di Mazzarri. Per non dimenticare del decantato esterno inglese Ashley Cole, “affare” estivo della Roma, già bocciato da Garcia e che verosimilmente farà le valigie per tornare in patria già a gennaio, ovviamente a costo zero. Anche i piccoli club non sono esenti da fregature a gratis, vedi il Chievo con Meggiorini, un solo goal all’attivo e adesso panchinaro di lusso.

Forse la pochezza dei nostri club in ambito internazionale ha trovato davvero una ragione nella scarsa propensione agli investimenti dei nostri top club, che avallando la politica del risparmio a tutti i costi hanno pagato fior di stipendi a top players, che di “top” avevano solo gli ingaggi.

Ma piuttosto che foraggiare i conti correnti di vecchie figurine da collezione che vengono a svernare nel nostro paese, non sarebbe più opportuno investire sui giovani, meglio se italiani, per costruire progetti a lunga scadenza, anche al costo di dovere attendere anni per coglierne i frutti ?

In questo senso ci vengono in soccorso le strategie di mercato di club come Atletico Madrid, Benfica e perfino Bayern Monaco (vedi Alaba, Schweinsteiger, Kroos) che puntando sulle giovani leve, hanno costruito le proprie fortune ricavandone miniere d’oro. Chi meglio spende meno spende e quanto meno non si ritrova a maledire, a costo zero, i “Vidic” di turno.

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