Davide Luciani
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Serie A: gli stranieri inutili e la deriva del calcio nostrano

La Serie A continua ad accumulare stranieri, la maggior parte dei quali scarsi, con buona pace della qualità del torneo

Serie A: gli stranieri inutili e la deriva del calcio nostrano
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La Serie A è sempre meno italiana e sempre più straniera. E’ quanto emerge dallo studio condotto dal Cies Football Observatory secondo cui il 54.8% dei calciatori impiegati nel nostro campionato è straniero. L’Italia detiene la seconda media europea per impiego di calciatori non autoctoni dopo la Premier (59.3%). Tutti gli altri campionati europei sono dietro. La Bundesliga si ferma al 43.5%, la Liga al 38.9% e la Ligue 1 al 31.6%. Altro dato: negli ultimi 5 anni il nmero di stranieri impiegati dai club nostrani è aumentato del 12.9%.
Questo dato si ripercuote sulla nazionale e non è un caso che Italia e Inghilterra siano tra le squadre con meno giocatori di talento d’Europa, ma colpisce anche la qualità del campionato italiano. Il concetto espresso da Tavecchio sulla qualità degli stranieri che arrivano in Italia era giusto, anche se poi, il riferimento a “Optì Pobà” lo ha fatto passare in secondo piano. La Serie A è territorio di caccia di stranieri, ma, perlopiù scarsi.

Ricardo Alvarez,uno degli stranieri più scarsi della serie A degli ultimi 20 anni

Ricardo Alvarez,uno degli stranieri più scarsi della Serie A degli ultimi 20 anni

STRANIERI INUTILI – Mangani, Edimar, Luna, Brillante, Mussis, Ucan, Wague, Riera, Emerson, Bamba. Questi sono  solo alcune delle meteore sbarcate quest’anno in serie A. Molti, come Wague e Luna non hanno giocato nemmeno un minuto. Altri hanno fatto brevi apparizioni senza lasciare traccia. L’esordio di Brillante alla prima giornata contro la Roma, ad esempio, è  stato da film horror. Siamo proprio sicuri che nelle serie minori italiane non ci sia di meglio? La Fiorentina, ad esempio, quest’anno ha toppato tutta la campagna acquisti puntando sui vari Basanta, Richards, Badelj, il già citato Brillante, Bagadur, Octavio e Marin. Nessuno di questi si è rivelato all’altezza. Possibile che non vi fosse un italiano in Serie B o di una piccolo-media di A che si potesse prendere senza dover fare il giro del mondo tra Australia, Messico, Germania e Brasile? Non vi è un solo italiano che sappia fare meglio dei giocatori sopra citati?

LA FRETTA DI AVERE GIOCATORI PRONTI – Uno dei motivi per cui si punta sugli stranieri è che si reputano più pronti degli italiani. La leggenda vuole che il calciatore italiano sia meno pronto di quello italiano e più “maturo. Questo, unito al prezzo più basso del cartellino, spinge a guardare all’estero. Le cantonate, però, sono sempre dietro l’angolo. C’è chi, infatti, ha una rete di osservatori ben strutturata, come l’Udinese, e che ogni 10 stranieri acquistati, ne tira fuori almeno 2-3 da rivendere a peso d’oro alle big. C’è chi, come ad esempio l’Inter, compra tanto per comprare, prendendo sonore cantonate. Il trio sudamericano Juan JesusJonathanAlvarez, acquistato tra il 2011 e il 2012 è costato oltre 20 milioni di euro e non sono pochi i tifosi che si chiedono ancora il motivo del loro acquisto (e delle loro mancate cessioni).

SERVE SVOLTA – Il problema è sempre lo stesso: mentalità sbagliata e scarsa capacità dei dirigenti. Il calcio italiano andrebbe rifondato alla base, ma, nessuno pare preoccuparsene. Contano i soldi delle tv e il marketing. Meglio un giocatore straniero scarso che fa vendere le magliette e attira il pubblico del suo paese che un italiano sconosciuto e senza appeal  pubblicitario. Ci sarebbero dei modi per contrastare quest’ondata di stranieri scarsi, ma nessuno pare preoccuparsene. La prima cosa da fare sarebbe quella di varare una serie di norme per oliare le trattative interne. Il problema maggiore è che le trattative interne devono essere garantite da fideiussioni bancarie, obbligo che all’estero non esiste. Certo, poi, sarebbe bene convincere i club italiani a tenersi almeno i giocatori che crescono nel vivaio. L’Inter che si libera di Donati, l’Udinese che vuole piazzare Scuffet in Spagna, la Juventus che manda Immobile al Dortmund, non sono esempi di lungimiranza.
Occorre che tutti diano una mano per migliorare il calcio italiano, perchè vedere un Mexes che prende 4.5 milioni di euro netti all’anno per fare tribuna al Milan e pietà quando viene chiamato in causa, non è l’eccezione in Serie A, ma la regola (sbagliata) che ci sta facendo diventare lo zimbello d’Europa.

Davide Luciani

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