Enrico Steidler
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Tifosi dell’Inter, dodicesimo uomo in campo…per gli avversari

Mauro Icardi: "Qui sembra di giocare su un altro campo, non in casa"

Tifosi dell’Inter, dodicesimo uomo in campo…per gli avversari
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Il mondo cambia, e cambia sempre più in fretta. Quello che oggi è nuovo domani sarà già obsoleto, e in un simile scenario restare al passo coi tempi – chiedo scusa: oggi si dice restare up to date – è diventato un miraggio, una chimera irraggiungibile. C’è però, in tutto questo humus così fertile per ansie, nevrosi e sensi di colpa, una cosa che resta sempre uguale a se stessa, una cosa che resiste all’usura del tempo come una vecchia Prinz super-coccolata e tenuta al caldo: il tifoso da stadio italiota. Allegria, quindi, avrebbe detto l’indimenticabile Mike: non tutto è cambiato. Qualcosa di quel mondo che conoscemmo da bambini è ancora fra noi. Peccato solo che sia ‘sta  fetecchia..

...sembra una Prinz, ma in realtà è un tifoso dell'Inter...

…sembra una Prinz, ma in realtà è un tifoso dell’Inter…

VINTAGE EVERGREEN – Oggi come ieri, infatti, il frequentatore medio di quelle baracche che sono i nostri stadi – e vai, ecco un’altra cosa che è rimasta la stessa!… – è una creatura che indubbiamente possiede qualche rudimento di calcio, e che tuttavia ha ben poca confidenza con lo sport. E’ per questo, quindi, che passa più tempo a tifare contro che a sostenere i propri colori, che insulta l’arbitro (e la sua mamma) al primo errore e che fischia senza pietà l’oggetto del suo “amore” non appena le cose vanno storte. Rispetto al passato, l’unica “evoluzione” dell’Homo curvaiolus consiste nel raggio laser sparato dagli spalti negli occhi del malcapitato di turno, e se quest’ultimo è il tecnico dell’Inter Walter Mazzarri stupisce che ce ne sia solo uno.

LA SCALA IN DISCESA – Certo, sia chiaro: il discorso del Curvaiolus – specie infestante che attecchiva e attecchisce ovunque, dai “distinti” alle tribune vip – non riguarda solo i tifosi nerazzurri, ma un po’ tutti (clivensi esclusi, naturalmente, la cui effettiva esistenza deve ancora essere dimostrata). I loro cugini, tanto per dirne una, arrivarono a fischiare e a insultare di brutto gente come Maldini, Sacchi e Berlusconi, cioè il presidente più vincente della storia rossonera, e questo la dice lunga sul Dna delle creature in questione. Quelli dell’Inter, però, sono davvero “speciali”, diciamolo, e quando gioca la Beneamata la Scala del calcio rischia sempre di trasformarsi in una bolgia di loggionisti urlanti e inviperiti.

SOLITA VECCHIA STORIA – La loro squadra, infatti, deve vincere e soprattutto convincere. Punto. A prescindere. Questa è la regola, e l’allenatore che osa sgarrare viene subito punito a suon di insulti e striscioni al vetriolo. Da Gasperini a Benitez, da Mancini a Mazzarri: agli occhi dei buongustai di cui sopra, questi non sono i nomi di professionisti seri e preparati, ma di dilettanti allo sbaraglio o quasi, di gente “non da Inter” che farebbe meglio ad andarsene. Subito. Anzi, prima. Sotto questo aspetto, quello che è successo ieri sera a San Siro contro il Verona (solita graticola, solite bordate di fischi) è l’ennesima dimostrazione che il problema dei tifosi nerazzurri non è tanto la mancanza di pazienza, cultura sportiva a parte, quanto la mancanza di memoria.

AAA, CERCASI FOSFORO – Ora, l’Inter gioca mediamente male, questo è vero, la difesa è una banda del buco e i momenti di buon calcio sono ridotti a sprazzi che sembrano frutto del caso – o della disperazione – più che di una vera e propria intelaiatura di gioco. Ok, d’accordo. Qui, però, si dimenticano due cose fondamentali: 1) – In un mondo dove il vero padrone sono i risultati, Mazzarri è riuscito a chiudere lo scorso campionato al quinto posto in classifica. Nessuno, diciamolo forte e chiaro, da Mourinho – che mai e poi mai si sarebbe messo alla guida di una simile armata Brancaleone – a Mandrake, sarebbe riuscito a fare meglio. Nessuno. E i conti si fanno a maggio, non a novembre. Nelle squadre serie, perlomeno; 2) – #Mazzarrivattene è lo slogan ripetuto come un mantra da 3 smemorati su 4 (secondo un sondaggio della Rosea, il 76% dei tifosi nerazzurri lo ritiene il vero responsabile di ogni male); ok, ma se lo facesse veramente come andrebbe a finire? Hanno già dimenticato, i serial killer di allenatori, come è andata a finire quasi tutte le volte che sono stati accontentati? Sì, evidentemente…

Insomma, sarebbe questa la Scala del calcio? O sembra piuttosto un teatrino di provincia? Comunque sia, è un luogo ostile. Stando così le cose, sarebbe meglio giocare sempre in trasferta. Peccato, per il bene dell’Inter, che non si possa fare.

Enrico Steidler

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