Orazio Rotunno
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Il derby del declino perde l’unico appeal: Medel vs. De Jong

Tornare indietro al 2003, quando valeva una semifinale di Champions, non è necessario: ci accontenteremmo di tutto, meno che di questo scempio

Il derby del declino perde l’unico appeal: Medel vs. De Jong
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L’unico motivo di interesse del prossimo derby ci è stato tolto: Medel vs. De Jong, botte da orbi! Ieri il cileno è stato espulso, quindi ci accontenteremo di vedere Kuzmanovic dominare la mediana neroazzurra in uno dei derby più tristi della storia. Potremmo risalire all’ormai lontano 2003, quando in palio c’era una Finale di Champions League: ma anche al più recente aprile 2011, quando le due milanesi occupavano le prime due posizioni del campionato a sole tre lunghezze di distanza. In 3 anni è cambiato tutto, in peggio ovviamente: là dove c’era Nesta oggi c’è Zapata, dove correva Maicon oggi si alterna Obi a Mbaye. E dovremo anche aspettare (e parlare) per 15 giorni di questa partita, causa sosta: che amarezza.

CHI SI FERMA E’PERDUTO, O ANCHE CHI VINCE? – Il terzo posto, obiettivo conclamato più per la storia dei due club che per le reali potenzialità delle milanesi, non è poi così distante: 4 punti per i rossoneri, 5 per i neroazzurri. Il problema è che il divario dal Napoli è figlio di un avvio stentato dei partenopei, che ciò nonostante hanno saputo comunque scavare un solco tra le pretendenti, confermandosi anche piuttosto nettamente quale terza forza del campionato. Le probabilità che gli azzurri di Benitez prendano il largo sono piuttosto alte, con buona pace delle inseguitrici. E’ evidente come le milanesi non abbiano la rosa all’altezza per tenere il passo, troppo discontinue ed alle prese con progetti a rilento o totalmente mancanti in alcuni settori. L’inserimento di outsider quali Udinese, Lazio e genovesi rendono questo derby poco più che valido per il dominio cittadino, o al massimo per un posto in Europa League. Da una parte potrebbe essere l’ultima partita di Mazzarri sulla panchina dell’Inter, dall’altra la prosecuzione di un’altalena di risultati per Inzaghi, decisamente pompato ad inizio stagione e ributtato giù nella mera realtà dopo due mesi. Oggi Milan ed Inter questo valgono, uno stentato posizionamento fra l’Europa League ed il resto della Serie A, niente più e niente meno: le difese ballano, i centrocampi scarseggiano in qualità e gli attacchi sono sterili. La Milano calcistica vive per motivi diversi una profonda crisi d’identità, che stona decisamente con l’assegnazione nel 2016 della Finale di Champions League a San Siro: e se qualche inguaribile sognatore (sotto l’effetto di un paio di mojito) penserà di poterci essere, noi ci chiediamo che figura ci faremo non presentando nessuna delle due squadre cittadine ai nastri di partenza della competizione.

La sosta costringerà tutti noi a vivere una lunghissima vigilia, ma del derby meno atteso e desiderato della storia: uno spettacolo al massacro, dove una ne uscirà illusa di poter combinare qualcosa di vagamente buono, l’altra con le ossa rotte per l’ennesima stagione inconcludente. E se dovesse finire in pareggio, beh, nessuno felice e tutti scontenti: tranne chi avrà giocato uno scontatissimo under nella bolletta domenicale.

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