Orazio Rotunno
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Champions League, rivogliamo gli anni novanta: nostalgia canaglia

Quanto poco tempo è passato, ma quanto distanti sembrano quegli anni: anni di gloria vanificati da sceicchi, petrolieri e...Bayern

Champions League, rivogliamo gli anni novanta: nostalgia canaglia
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“Stai bene? No amico. Mai stato così lontano dallo stare bene!“. Lo chiede Bruce Willis a Ving Rhames in un celebre passaggio del film cult anni ’90 Pulp Fiction. Ma è un po’ come se il calcio italiano lo chiedesse a Roma, Juve e tutte quelle comparse andate in scena in questi anni di buio pesto. Sporadici lampi di luce non possono cancellare quel solco profondo creatosi anno dopo anno, fino ad ammazzare i ricordi di gloria e dominio totale che videro gli anni ’90 a chiare strisce tricolori. Abbiamo aperto il nuovo millennio sempre nel nome dell’Italia, per poi scioglierci in una lenta agonia dove guardiamo da sempre più lontano quelle corazzate odierne che fino a ieri calpestavamo come formiche.

NARRATIVA DI POLPA, COSA RESTERA’ DI QUEGLI ANNI ’90 – Guardare a ieri  e pensare ad oggi è un pugno allo stomaco, ma forse siamo ridotti così proprio per i compromessi raggiunti per arrivare a quei trionfi. Cragnotti, Tanzi, Moratti e la triade bianconera non ci sono più: chi per un motivo e chi per altro. Un epoca dove la Coppa Uefa la vincevamo noi, la Coppa delle Coppe la vincevamo noi, la Supercoppa Europea la vincevamo noi, così Come la Champions League ed Intercontinentale. E non con le solite strisciate, eravamo capaci di portare in Finale di Coppa dei Campioni una Sampdoria, il Torino in Coppa Uefa, il Parma, la Lazio e finali tutte italiane in entrambi i maggiori eventi intercontinentali. La scena calcistica europea sembrava proprio il cast di Pulp Fiction, storici personaggi tutti nella stessa pellicola, potevamo quasi comparare ogni attore ad una squadra: Bruce Willis era il Torino, Ving Rhames la Sampdoria, Samuel L.Jackson l’Inter, John Travolta il Milan, Uma Thurman la Juventus, Tim Roth il Parma e e Christopher Walken la Lazio. Il calcio italiano ovviamente era Quentin Tarantino, regista di un film dalla trama talmente dominante da risultare monotona: perchè in ogni finale vi era almeno un’italiana, se non due, che fosse Uefa o Champions. Oggi resta ben poca polpa e tanti ricordi, lontani e sbiaditi per quanto abissale è il divario odierno fra le nostre “big” ed il resto del mondo. Oggi puoi fare 256 punti in campionato e pareggiare col Copenaghen, puoi essere secondo in classifica e prenderne 7 in casa dal Bayern, puoi battere quella che ne ha prese 7 dal Bayern e perdere con i giovani ragazzi dello Young Boys. E’vero, prendersela con sceicchi e petrolieri  sarebbe ipocrita, perchè un tempo al loro posto facevamo noi i ricconi con Tanzi e Cragnotti, pagando centinaia di miliardi per Crespo, Vieri e compagnia bella. Negli anni ’90 se non giocavi in Italia non eri nessuno: oggi se giochi in Italia diventi nessuno. 

Pulp Fiction usciva nel 1994, l’Italia nello stesso anno usciva ai rigori nella finale dei Mondiali contro Il Brasile: ma sapevamo che saremmo ritornati noi i protagonisti, i più forti, in assoluto. Oggi usciamo dai Mondiali con Slovacchia, Nuova Zelanda e Costa Rica e non possiamo nemmeno dire che peggio di così non può andare.

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