Jacopo Bertone
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Bearzot e Lippi: classe e vittorie aromatizzate al tabacco

La macchina del tempo di ritorno al futuro ci porta a scoprire due dei più grandi allenatori di sempre : Enzo Bearzot e Marcello Lippi

Bearzot e Lippi: classe e vittorie aromatizzate al tabacco
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

Il tabacco, come la vittoria, ha quel sapore dolce ma intenso, dà assuefazione, per alcuni crea addirittura una dipendenza e non è un caso che due dei più grandi sportivi italiani della storia, Enzo Bearzot e Marcello Lippi, siano due fedelissimi “consumatori” di entrambi : friulano d’acciaio il primo, commissario tecnico dell’Italia a Spagna ’82, toscano sanguigno il secondo, autore di quel miracolo a tinte tricolore che è stata Germania 2006, SportCafè24 li analizza per voi in questa nuova puntata della rubrica più anticonformista del Web!

LA PIPA DI BEARZOT – Enzo nasce il 26 Settembre 1927 ad Aiello del Friuli, una terra in cui vivrà gli orrori della guerra e dell’occupazione tedesca in gioventù e da cui poi partirà il suo viaggio nel mondo del calcio: difensore in grado di fare anche il mediano, Bearzot fa le giovanili nella Pro-Gorizia, anche se poi le squadre principali della sua carriera saranno il Catania, l’Inter e soprattutto il Torino, dove il celeberrimo “vecchio cuore granata” si fonde con i muscoli marmorei di Enzo dando vita a un amore che rimarrà sempre vivo nell’animo del “Vecio” (suo soprannome storico). Non è un caso, quindi, che la sua carriera da allenatore  parta proprio dalle giovanili del Toro, prima di passare al Prato e successivamente all’under 23 dell’Italia: l’ambiente federale è l’ideale per un uomo che trasuda istituzionalità e serietà da ogni poro, infatti impiega pochissimo tempo per venire nominato C.T. della nazionale maggiore italiana. Fuma il Vecio, fuma per sfogare la tensione che il suo animo introverso gli proibisce di mostrare, fuma perchè gli piace, fuma perchè quella pipa lo rende se possibile ancora più duro agli occhi dei suoi calciatori, i quali lo adorano, si lancerebbero nel fuoco per quell’uomo tutto d’un pezzo che con un solo sguardo è in grado di accendere l’animo di chi gli sta intorno, proprio come farà con Paolo Rossi, un giocatore agonisticamente e psicologicamente morto a causa dei fattacci delle scommesse ma che nelle mani di Bearzot diverrà una leggenda: ai mondiali dell’82 va in scena il miracolo sportivo per eccellenza, già perchè la nazionale in Spagna fa l’impossibile battendo nell’ordine l’Argentina, il Brasile, la fortissima Polonia e l’onnipresente Germania Ovest, portandosi a casa il terzo campionato del Mondo della sua storia. Si dimetterà dalla sua carica 4 anni dopo, da sconfitto, ma questo non toglie assolutamente nulla alla grande vittoria che ha donato a un pugno di ragazzi in cui non credeva a nessuno e a una nazione intera che dopo quell’Estate ritrovò la fiducia in sé stessa.

Marcello Lippi, ex-allenatore del Guangzhou Evergrande

Marcello Lippi, ex-allenatore del Guangzhou Evergrande

IL SIGARO DI LIPPI – 21 anni più giovane del primo, il secondo è un toscano dall’animo infuocato ma dall’aspetto molto pacato ed elegante, un viareggino che ha bisogno spasmodico del mare per potersi sentire vivo al 100% e non c’è da stupirsi che trascorra gran parte della sua carriera da calciatore a difendere (proprio come faceva Bearzot) la porta della Sampdoria, una delle due squadre della malinconicamente bellissima Genova. Chi è carismatico da calciatore, spesso ha la stoffa per diventare un grande allenatore: la gavetta di Marcello Lippi è lunga, lunghissima, ma lo porta dal Pontedera fino alla Juventus, la società a cui è rimasto più legato e con la quale vincerà tutto quello che c’era da vincere, Champions League compresa! Dopo il bianconero decide accettare l’incarico di allenatore della Nazionale in vista dei Mondiali di Germania 2006: la tensione è fortissima perchè c’è da sostituire un mostro sacro come Trapattoni, i tifosi esigono tanto, i fatti di Calciopoli caricano di pressione la squadra e per di più accade la tragedia del tentato suicidio di Pessotto, suo ex-calciatore, che colpisce nel profondo vari membri del gruppo italiano; Per qualche strana ragione, però, il nostro popolo dà il meglio di fronte alle difficoltà più grandi, si esalta nei momenti difficili, rende possibile ciò che secondo tutti gli altri sarebbe inarrivabile ed è per questo che l’Italia vince quei Mondiali, perchè il gruppo, tenuto al riparo dalle critiche e preparato tecnicamente al meglio da Lippi si compatta e trova la forza di far fuori Australia, Ucraina, Germania e Francia, subendo un solo goal su azione in tutto il torneo. Dopo il rigore di Grosso, mentre tutti gli altri festeggiano, si può scorgere dall’altra parte del campo Marcello con un chilometrico sigaro in bocca intento ad assaporare la vittoria dei suoi ragazzi. Anche lui lascerà la nazionale da perdente, ma come per Bearzot questo non deve essere motivo di vergogna, anche perchè Lippi si ritirerà dalla carriera di allenatore ben più tardi, dopo aver vinto tutto nel variopinto campionato Cinese: ma siamo proprio sicuri che non vedremo più i suoi pettinatissimi capelli grigi nei pressi di qualche panchina…?

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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