Manlio Mattaccini
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Ciao “vecchio” Lippi: l’ultimo trionfo prima del congedo. Sarà davvero così?

Il tecnico viareggino, simbolo di una generazione, conclude la sua carriera con l'esperienza vincente al Guangzhou. E se arrivasse una Nazionale?

Ciao “vecchio” Lippi: l’ultimo trionfo prima del congedo. Sarà davvero così?
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Il suo bacio alla Coppa del Mondo, con tanto di sigaro in mano, rimane indelebile nelle nostre memorie. Tutti sappiamo dov’eravamo, con chi e soprattutto come abbiamo esultato quella notte del 9 luglio 2006. Grosso, Materazzi, Cannavaro, ok: ma nessuno si è dimenticato chi fu quel condottiero invasore della Germania e conquistatore del Mondo intero. Marcello Lippi, classe’48, viareggino, si è congedato già da tempo dal grande calcio europeo: negli ultimi anni, però, è andato nell’estremo Oriente a insegnare calcio e dispensare saggezza. Un’esperienza trionfale, durante la quale con il Guangzhou Evergrande ha conquistato tre scudetti e una Champions asiatica. L’ultimo tassello di una carriera dove, forse, ha vinto tutto ciò che gli si poteva chiedere.

Lippi, pluriscudettato alla Juventus

Lippi, pluriscudettato alla Juventus

DALLA SAMP AL TETTO DEL MONDO, PASSANDO PER LA JUVE – I meno giovani se lo ricordano con su una maglia blucerchiata, un ciuffo biondo alla Paul Newman durante gli anni ’70. Proprio nella società genovese inizia la sua seconda carriera, ben più ricca di soddisfazioni, allenando il settore giovanile. Per un pò a spasso nella “sua” toscana, la prima chiamata in A arriva dal Cesena nel 1989. L’esperienza a Napoli, nella stagione 1993/94, gli fa da preludio al suo futuro prossimo; coi partenopei agguanta un sesto posto e tanto di qualificazione in Coppa Uefa. E’ la persona giusta per rilanciare la Juventus dopo anni di oblìo. Al primo anno, interrompe l’egemonia rossonera in Italia e consegna lo Scudetto ai bianconeri che mancava da ben 9 anni. Un ciclo vincente, costellato di altri due Scudetti, la Champions del 1996 e l’Intercontinentale contro il River Plate. Rete di Del Piero. Rammarico, grande, per le altre due finali europee perse contro Borussia Dortmund e Real Madrid. Come per quella tutta “italiana” contro il Milan, nel 2003. Le sue dimissioni nel febbraio ’99 sapevano di discorso lasciato a metà. Un veemente ritorno, nel 2001, con gli ultimi due Scudetti italiani della sua carriera. Come nel ’94, esattamente dieci anni dopo si guadagna la panchina della Nazionale perchè può riportare, dopo anni, gli azzurri a vincere qualcosa di importante. Arriva al Mondiale tedesco con la bufera Calciopoli: non solo protegge la squadra, piena di juventini, ma la compatta e la carica al punto giusto nel mese più importante della sua carriera. Inutile dire chi, in questo momento, vuole fare di tutto per imitarlo…

LE “MACCHIE”: INTER E MONDIALE 2010 – Una carriera leggendaria dove non sono mancati momenti di tensione e fallimenti, Pochi, a dir, la verità, ma che hanno lasciato il segno. L’approdo alla “maledetta” Inter, nel 1999, non fu mai visto di buon occhio dai tifosi nerazzurri. La gestione “Baggio” ha vissuto momenti a tratti paradossali: un Inter mai decollata, un “codino” spesso in panchina che non appena metteva piede in campo mutava la partita in corso. L’esonero dell’ottobre 2000, dopo la sconfitta a Reggio Calabria, fu forse tardivo: un feeling mai nato, dimostrato dalla sfuriata storica in quella conferenza stampa post partita. E poi, di nuovo, la Nazionale, riconquistata con coraggio dopo l’alloro del 2006. Sarebbe stato facilissimo far peggio di quattro anni prima, difficile fare così male. Il suo “fondamentalismo” ha portato in Sudafrica gente che non aveva più nulla da dare alla causa azzurra. Un fallimento totale, di cui si prenderà le responsabilità prima di riprendere l’aereo per casa. Un’esperienza che forse ha lasciato l’amaro in bocca. Proprio una Nazionale, potrebbe far propendere il “vecchio” Lippi a ripensare sul suo vero ritiro. Ha lasciato la Cina per poter tornare a casa più spesso. Ora, potrà mangiare “cacciucco” a volontà.

Manlio Mattaccini

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