Davide Luciani
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La rinascita di Sanchez all’Arsenal: da scudiero a cavaliere

Dopo tre stagioni di luci ed ombre al Barcellona, Sanchez all'Arsenal ha potuto esprimere il suo potenziale grazie a Wenger e alla nuova posizione in campo

La rinascita di Sanchez all’Arsenal: da scudiero a cavaliere
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Wenger ha rigenerato Sanchez all'Arsenal

Wenger ha rigenerato Sanchez all’Arsenal

Alexis Sanchez all’Arsenal pare essere rinato, come testimoniano le due doppiette consecutive a Sunderland e Burnley. In totale, il cileno ha messo a segno 7 reti in 9 gare di Premier League, 1  in 2 presenze tra FA Cup e Coppa di Lega, 2 in 5 gare di Champion League per un totale di 10 reti in 16 presenze. Il cileno segna una rete ogni 123 minuti. Numeri che fanno a pugni con il suo rendimento al Barcellona.

IL PERIODO DEL GUARDIOLISMO – Con la maglia blaugrana, Sanchez ha stentato parecchio i primi due anni, con Guardiola, prima e Villanova poi, in panchina. Il problema era la sua collocazione e la concorrenza estrema nel club catalano. Sanchez in Catalogna era uno dei tanti “scudieri” di Messi e, anzi, nelle gerarchie veniva dietro anche a Pedro. I numeri dicono che, con i due catalani in panca, Sanchez in Liga ha giocato in due stagioni, per complessivi 3379 minuti (ovvero poco più della metà delle 76 gare disputate dal Barcellona), segnando 19 reti (un gol ogni 177 minuti). Nello stesso periodo, Pedro ha giocato 3707 minuti con 12 reti. Guardiola e Villanova non hanno mai dato grosse chanches a Sanchez: appena 38 presenze da titolare con 16 sostituzioni stanno lì a confermarlo, forse perchè troppo anarchico e poco incline a giocare sulla fascia per lasciare il centro zona esclusiva di sua maestà Messi.

IL TATA E IL RISCATTO – Con Martino, invece, la musica è cambiata proprio nel momento meno atteso. Con l’ingaggio di Neymar sembrava che per Sanchez gli spazi si riducessero ulteriormente. Così non è stato: lo scorso anno Sanchez ha giocato per complessivi 2382 minuti in Liga mettendo a segno 19 reti (un gol ogni 125 minuti). Il “cannibale” Messi, che nelle precedenti due stagioni aveva messo assieme la mostruosa cifra di 96 reti in 5911 (un gol ogni 61.5 minuti), per dire, lo scorso anno di gol ne segnò “appena” 28 in 2502. Sanchez, con l’attuale ct argentino in panchina, era meno prigioniero dai vincoli di fascia e molto spesso, convergeva al centro. Non a caso, lo scorso anno è stato uno dei giocatori migliori del Barcellona e non va dimenticato che un suo gol pazzesco all’ultima giornata contro l’Atletico Madrid, per poco non è valso il titolo al club catalano.L’arrivo di Suarez, però, ha finito per sancirne l’addio.

WENGER E LA RIGENERAZIONE – A differenza di quanto accadeva nel Barcellona, all’Arsenal Sanchez è diventato l’uomo attorno a cui costruire la squadra. Se nel Barcellona era costretto a giocare sulla fascia, all’Arsenal, Wenger gli ha ritagliato la posizione prediletta, ovvero quella di trequartista dietro la punta. E’ qui che il cileno ha dato il meglio anche a Udine. Guidolin fu il primo a capire che Sanchez doveva giocare dietro una punta, per permettergli di sfruttare la sua arma migliore, la progressione. Così, nella stagione 2010/2011 lo piazzò dietro a Di Natale, permettendo all’attuale Gunners di esplodere e all’Udinese di centrare la zona Champions. Per capire quanto Sanchez sia devastante in velocità, basta andarsi a rivedere i 4 gol segnati nell’ormai mitico Palermo-Udinese 0-7. Wenger, che già all’Arsenal aveva rigenerato un altro “recluso” della fascia come Henry, ne ha immediatamente intuito le potenzialità ancora inespresse e lo ha voluto a tutti i costi. Piazzato dietro un centravanti come Welbeck, tutt’altro che statico, Sanchez ha gli spazi giusti per potersi muovere nella sua zona preferita, diventando, quindi devastante. Ora Sanchez, non è più uno scudiero, semmai un cavaliere. All’Arsenal ha tutto per mostrare il suo valore reale e prendersi quello scettro da protagonista che tutti gli affidavano non molto tempo fa.

Davide Luciani

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