Antonio Casu
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“2014: Odissea in Serie A”, un film di Massimo Ferrero ed Erick Thohir

Viaggio nell'oblio nerazzurro e di un uomo venuto da Roma...

“2014: Odissea in Serie A”, un film di Massimo Ferrero ed Erick Thohir
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Stanley Kubrick li perdoni: “Gli sfigati del lunedì” non sanno quello che fanno…

Erick Thohir

Thohir 9000

È TUTTA COLPA DEL “FILIPPINO” – Esiste un pianeta nel quale il tempo cancella tutto. Non esistono più regole né il senso della decenza. Tutto è concesso e culmina in una risata sguaiata, oppure in un esonero. È la Serie A 2.0. I personaggi che lo popolano viaggiano in un’astronave di frasi deliranti e prese di posizione assurde. La vecchia guardia intanto leva il disturbo. Questi sono Massimo Ferrero, Erick Thohir e Walter Mazzarri. Questo è “2014: Odissea in Serie A“, il film più brutto mai realizzato nella storia del cinema. Buona visione.

2014: ODISSEA IN SERIE A – In origine fu un pianeta in cui albergava l’incoscienza. Un popolo di personaggi strani, più vicini alle scimmie che agli uomini, non cercavano risposte, ma creavano continuamente polemiche. Uno di questi era Massimo Ferrero. La danza dell’assurdo lo inghiottì inesorabilmente. Non maneggiava a dovere gli strumenti della parola (qualche volta del pensiero) e sproloquiava senza che nessuno riuscisse a capirlo. Un giorno arrivò addirittura a definire “filippino” un uomo arrivato da lontano. Anche in quel caso nessuno comprese e disse nulla. Nessun polverone né comunicato ufficiale (solo uno dal pianeta Samp). Quel personaggio particolare arrivava dall’Indonesia, non dalle Filippine. La definizione aveva una sfumatura vagamente (!?) razzista, ma il silenzio regnò sovrano. Un altro giorno lanciò verso il cielo un cornetto portafortuna che si trasformò in un’astronave. La sua storia però non finì qui…

INTELLIGENZA ARTIFICIALE? – Già, l’astronave. Colorata di nero e azzurro, volava nello spazio senza una direzione precisa. Gli obiettivi programmati all’inizio del viaggio svanirono dopo pochi chilometri. Gli astronauti che la conducevano non avevano idea di quale fosse la destinazione finale. Nessuno, neanche una strana macchina calcolatrice (un Thohir 9000) che avrebbe dovuto avere le idee più chiare rispetto a tutti gli altri. L’unico obiettivo era la salvaguardia della sua stessa vita (calcistica, si intende). Uno dei compagni di viaggio, l’astronauta Mazzarri, non gli andava proprio a genio. Dopo aver vinto spietatamente la battaglia con un computer di prima generazione ( un Moratti 3000), voleva sbarazzarsi anche del povero toscano. La tabella di marcia non era stata rispettata e l’unico responsabile era Walter. Quel Mazzarri non sapeva a cosa sarebbe andando incontro…

VIAGGIO NELL’OBLIO INTERISTA – In un punto non preciso dello spazio, forse all’altezza dello svincolo per Cesena, l’astronave viaggiava a bassa velocità. Aveva qualche problema tecnico, eppure non si fermò. L’astronauta Mazzarri, rimasto solo, sapeva di avere ancora poche possibilità per correggere la direzione di marcia. Due, massimo tre (lo disse anche Thohir 9000, inconsapevole di quanto avrebbe complicato il viaggio). Ad un certo punto incontrò un monolite che raffigurava due uomini del passato (un certo Mourinho ed un certo Herrera) abbracciati e circondati da coppe. Loro sì, sorridevano. In quel momento, Mazzarri intraprese un viaggio spirituale e corporale molto particolare. Vide con gli occhi spalancati alcune immagini del passato (tutte a tinte nerazzurre) e sentì ancora una volta un inno intitolato “Pazza Inter”. Viaggiò da Vienna a Milano, fino ad arrivare a Madrid. I filmati lo sconvolsero fino a portarlo in una stanza tutta bianca. L’astronave non c’era più e si trovò catapultato in uno spazio vuoto, arredato unicamente con una panchina ed il solito monolite. Il calcio però non c’entrava nulla: la panchina era simile a quelle che si trovano nei parchi. In quel momento iniziò a capire qualcosa, anche se il suo viaggio in Serie A non si era ancora concluso.

Kubrick, perdonali…

 

 

 

 

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