Davide Terraneo
No Comments

Milan, la rivoluzione tattica di SuperPippo richiama il gioco di Seedorf

Il nuovo tecnico rossonero ha rimpiazzato Clarence e portato i diavoli in zona Champions. Come? Prendendo spunto dall'olandese

Milan, la rivoluzione tattica di SuperPippo richiama il gioco di Seedorf
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Il Milan a un punto dal terzo posto. Solo pochi anni fa una notizia simile avrebbe gettato nello sconforto i tifosi rossoneri, ma dopo l’ultima disastrosa stagione e una campagna acquisti poco entusiasmante il risultato raggiunto dal nuovo tecnico Inzaghi si avvicina al miracolo. Con una rosa rinnovata quasi solo dall’arrivo di parametri zero e privata dal suo giocatore oggettivamente più talentuoso (e problematico), essere a ridosso della Champions è un risultato che solo pochi ottimisti avrebbero potuto auspicare a inizio stagione.

IL MODULO – Eppure analizzando lo schema di gioco Super Pippo non ha aggiunto nulla di nuovo alla propria squadra. L’idea del tridente o di un più raro 4-2-3-1 era già portata avanti dal predecessore Clarence Seedorf, che puntava sull’estro di Taarabt e Honda sulle fasce per servire la prima punta, l’intoccabile Balotelli. Cambiati i protagonisti, la filosofia dei rossoneri è rimasta la stessa, con il giapponese e Menez a servizio di El Shaarawy o Torres. La velocità e la tecnica delle ali a cercare la prima punta per un triangolo o per una conclusione diretta: nulla di nuovo. In mezzo al campo gli uomini poi sono sempre gli stessi, con De Jong e Poli punti fermi e Montolivo infortunato rimpiazzato da Muntari o Bonaventura.

Keisuke Honda, vero protagonista nel Milan di Inzaghi

Keisuke Honda, vero protagonista nel Milan di Inzaghi

LO STILE – E a pensarci bene, anche il modo di interpretare le partite non è cambiato poi così tanto: al tempo di Seedorf il Milan non era certo una squadra sbarazzina e abituata ad attaccare, e Inzaghi ha fatto della prudenza e del gioco in contropiede il suo mantra in queste prime giornate. Strano, verrebbe da pensare, per un bomber come lui. Eppure non è un caso se le difficoltà maggiori (Juventus a parte) la squadra rossonera le ha incontrate contro due neopromosse che hanno impostato il loro gioco sulla difesa. Il ruolo delle ali ha assunto ancora maggiore importanza, e il periodo di forma di Keisuke Honda, vero protagonista dell’inizio di stagione dei rossoneri, unito all’arrivo del talentuoso Menez e al ritorno in campo di El Shaarawy, è provvidenziale per il rendimento della banda di Super Pippo. Il dilemma irrisolto rimane quello dei portieri, con Abbiati che rimane un punto fermo anche con l’arrivo di Diego Lopez. Lo spagnolo ha avuto poco tempo per mettersi in mostra, ma dopo l’esordio straordinario la figuraccia di Parma e qualche guaio fisico hanno portato il tecnico a virare sul fedele Christian.

IL CAMBIAMENTO – Non sembra esserci stato un vero cambiamento con l’arrivo di Inzaghi. E allora perché in questa stagione il Milan sta convincendo molto più della scorsa annata? Oltre ai sopra citati Honda, Menez ed Elsha, gli innesti di Alex in difesa e Bonaventura a centrocampo hanno aggiunto alla rosa valori non insostituibili ma certamente interessanti per la crescita della squadra. Abate sembra rinato e De Sciglio è in costante crescita, e se i due dovessero giocare l’intera stagione a questi livelli il problema terzini potrebbe essere finalmente risolto. Rami e Zapata stanno acquistando sicurezza e possono diventare un riferimento importante per il reparto difensivo, con la loro esperienza e fisicità. Il ritorno di Montolivo dovrebbe restituire a questo Milan un barlume di tecnica sulla linea mediana, con il solo De Jong in grado di mostrare un livello accettabile per una società di questo calibro. Infine resta il dilemma Torres. Lo spagnolo è realmente utile per lo schema di Inzaghi? L’ex Chelsea predilige nettamente giocare da torre e sfruttare i palloni alti che arrivano con i cross dei terzini, mentre il calcio predicato da SuperPippo non sembra adatto a sfruttare le capacità dell’attaccante. Fino a questo momento, l’unico vero dilemma dell’allenatore è proprio il Nino. Sicuramente un problema meno scottante di un Balo da gestire.

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *